Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
29 maggio 2020 * S. Massimo vescovo
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Spirito Santo
Testi liturgici: At 8,5-8.14-17; I Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

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L’episodio parla di un certo Filippo che non è l’apostolo, ma uno dei primi diaconi.
Egli, dopo l’uccisione del diacono Stefano, lascia Gerusalemme e si reca in Samaria, dove non perde tempo ma realizza subito la sua missione, quella di proclamare la Parola di Dio, annunciando il Vangelo.
L’episodio ci ha descritto i segni che il Signore compiva attraverso di lui: “Da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, molti paralitici e storpi furono guariti”.
Subito dopo il testo dice: “Vi fu grande gioia in quella città”.

A questo punto mi viene da pensare ad una cosa, che a sua volta mi fa porre una domanda.

Come mai noi spesso nella vita siamo scontenti di tutto, siamo tristi e lamentosi, siamo senza gioia, neppure di quella interiore?

La carta di identità del cristiano non dovrebbe essere forse la gioia? Per quale motivo spesso manca nella nostra vita?

Ovviamente, si tratta di una gioia interiore, quella che è prodotta dalla fede, pur non mancando sofferenze e prove di ogni tipo.

Questo capacità proviene da un particolare ascolto, quello della parola di Dio accolta, meditata e vissuta con cuore sincero.

Cosa significa con cuore sincero?

Con cuore sincero significa che, oltre al nostro impegno, vero segno del nostro amore e della nostra fiducia in Dio, dobbiamo riconoscere che abbiamo bisogno anche di farci condurre dallo Spirito.

Ed ecco a tale scopo le parole del Vangelo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità”.

Da notare bene che vi è usato il termine “Paraclito”, una parola che non è usata nel nostro linguaggio comune.

Sta a indicare colui che si mette vicino a noi, e che quindi ci illumina, ci consola, ci sostiene in ogni circostanza.

Inoltre vi è specificato che è un “altro”. Sì, perché il primo è stato Gesù. Ora è lo Spirito che continua a svolgere nella Chiesa e nel cuore dei credenti la sua opera, quella di far capire quello che diceva e faceva Gesù nella sua vita pubblica.

Un’altra cosa è evidenziata e sottolineata dicendoci che è lo Spirito “della Verità”.

Come ne abbiamo bisogno! Infatti, siamo sommersi da una valanga di pensieri e opinioni che non dicono la verità!

La verità si trova solo nell’ascoltare il Signore Gesù che si è definito: “Io sono la Via, la Verità, e la Vita”.

Pertanto, si tratta di invocare spesso lo Spirito Santo. Non mancherà di venirci incontro. Solo allora, faremo esperienza della luce, della gioia e della forza che vengono da lui.

Soprattutto ci sarà vicino quando testimoniamo la nostra fede, con la ferma convinzione che noi nelle sue mani siamo solo strumenti, chi opera nella coscienza degli altri è lui.

San Pietro ci consiglia di fare questo con dolcezza e rispetto, quindi senza imporre nulla, senza colpevolizzare nessuno.

Proprio per questo, nei nostri comportamenti e nelle nostra parole, abbiamo bisogno di molto equilibrio. Anche questo è un grande dono da chiedere allo Spirito Santo; sarà lui a farci capire quando dobbiamo parlare o quando, invece, sarebbe meglio tacere.

Ovviamente, in questa opera di bene, non mancano le difficoltà, le incomprensioni e la reazione degli altri; però lo Spirito rimane sempre il nostro “Paraclito”, il difensore, il datore di forza, il consolatore.

Vieni Spirito Santo, rinnova i nostri cuori!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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