Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
9 luglio 2020 * S. Veronica Giuliani
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Pentecoste
Testi liturgici: At 2,1-11; I Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23
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“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste …”,
così è iniziata la prima lettura.
Cosa vuol significare il termine “compiendosi”?
Più che pensare di essere alla fine della giornata, è più logico pensare che la Pentecoste stava giungendo al suo pieno significato.
Cosa era per gli ebrei la festa di Pentecoste?

Era la festosa commemorazione della Legge di cui Dio aveva fatto dono al suo popolo tramite Mosè.

Invece per noi cristiani cosa è la Pentecoste?

È il giorno in cui cambia qualcosa, in cui si arriva veramente ad un compimento. Di fatto arriva il dono dello Spirito Santo il quale non annulla la Legge, ma ce la indica e ci aiuta a viverla con spirito rinnovato.

Come essere e cosa fare per riceverlo in pienezza e poter vivere di conseguenza con nuovo spirito?

Il testo ce lo ha detto: “Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”.

Lo stare tutti insieme, soprattutto uniti in una preghiera vicendevole ed anche comunitaria in quanto insieme, come è importante!

Nulla da dire sulla preghiera personale, che è necessaria, ma altrettanta importanza è pure quella fatta insieme: marito e moglie, famiglia riunita, gruppi di preghiera, celebrazioni della comunità parrocchiale.

Tale preghiera comunitaria serve per mettere in armonia i doni e le capacità di ognuno, proprio come ha spiegato Paolo nella seconda lettura: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito Santo; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti”.

Tutti abbiamo il nostro dono, ma purtroppo e spesso, viene messo in evidenza quale frutto di capacità personali!

Sia pure, è anche vero, ma si tratta di riconoscerle come doni di Dio, dati non per il personale prestigio, ma a vantaggio di tutti. Così infatti continua Paolo: “A tutti è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”.

Infatti, la Chiesa non è omogenea, in essa non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti il medesimo compito. Per analogia, come in una orchestra sinfonica. Se in essa ogni componente è chiamato a fare la propria parte in vista dell’unità e della perfezione dell’esecuzione, così nella Chiesa ognuno ha il proprio carisma per l’edificazione dell’unico corpo che principalmente consiste nel creare l’armonia dell’amore.

Ed ora una riflessione suggerita dal brano evangelico che ci fa porre la domanda di come e dove è possibile oggi incontrare il Gesù risorto.

Lo troviamo con sicura certezza il primo giorno della settimana, nel luogo dove si riuniscono i discepoli.

Ma è proprio vero questo, non è uno scandalo?

Sì, è proprio uno scandalo per chi non è animato e condotto dalla fede, come altrove avrebbe detto Paolo: “Scandalo per gli Ebrei, stoltezza per i pagani”.

Quale scandalo per gli Ebrei dover ammettere che il Messia nasce in una mangiatoia per ritrovarsi sconfitto sulla croce!

Ed è proprio vera anche un’altra cosa. È anche possibile trovare Gesù nei luoghi e nelle persone dove mai ci aspetteremmo di poterlo incontrare.

Ebbene, anche se per molti purtroppo non lo, è di qui che deriva l’importanza della domenica, senza della quale non si può vivere da cristiani.

È il più importante momento per incontrare il Signore Gesù.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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