Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
9 luglio 2020 * S. Veronica Giuliani
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Corpus Domini
Testi liturgici Dt 8,2-3.14-16; I Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
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Le prime espressioni della prima lettura vogliono farci capire il significato e l’importanza di quello che stiamo facendo, quando alla domenica ci riuniamo a celebrare l’Eucaristia. Abbiamo ascoltato: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore ti ha fatto percorrere”.
Era il ricordo dei prodigi avvenuti per la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e di quelli ripetutisi lungo il cammino verso la terra promessa.
Se analoga espressione dovesse essere scritta oggi, dovrebbe formularla così: “Ricordati di quello che ha fatto il Signore per te, mandando il proprio Figlio a morire sulla croce per la tua salvezza”.
A questo punto ci domandiamo cosa significhi con esattezza il: “Ricordati”.

Ricostruiamo il fatto. Gesù nell’ultima cena, dopo aver celebrato la prima Eucaristia – che era l’anticipazione del suo sacrificio sulla croce - ha detto: “Fate questo in memoria di me”. Non ha detto di continuare a farlo ricordandosi di lui.

Dove sta la differenza tra il “ricordare” e il “fare memoria”?

“Ricordare” significa conservare nella memoria gli eventi del passato, senza dimenticarli; “fare memoria” è molto di più, è far sì che quei fatti non siano solo un evento del passato, semplicemente da noi ricordato, ma che siano attuali e operativi nell’oggi, proprio a nostro diretto vantaggio.

Dove sta la differenza?

La spiego con un similitudine che, se anche da una parte può sembrare banale, dall’altra è molto significativa.

Che differenza passa tra il guardare per televisione il pranzo che stanno consumando i miei amici, tale da poter rivedere il loro volto con tanta gioia e nel contempo con tanta acquolina in bocca per gustare quello che stanno mangiando, ma che di fatto non posso gustare; a differenza di essere presente di persona con loro, da colloquiare con loro e da gustare il cibo assieme a loro?

Chiaramente non è la stessa cosa!

Quando celebriamo l’Eucaristia non stiamo facendo “solo il ricordo” della morte in Croce di Gesù avvenuta a suo tempo, ma stiamo facendone la “memoria”, cioè la rendiamo presente e attuale. In altre parole, facciamo sì che l’evento della sua morte e risurrezione, sia realmente presente nell’oggi, a nostro vantaggio, in quanto siamo presenti fisicamente.

Ecco spiegato anche il motivo per cui una cosa è seguire la Messa per televisione, altra cosa è esservi presente di persona. Il guardare per televisione va bene, quando non si può fare di meglio, certamente aiuta a riflettere e pregare, ma manca la partecipazione fisica all’evento; non è celebrare la memoria.

Prima di concludere, desidero presentare un’altra riflessione che ben si collega a quanto abbiamo detto, partendo dalle parole di Paolo: “Il pane che noi spezziamo non è forse la comunione con il corpo di Cristo?”.  

Perché queste parole, cosa stava accadendo nella comunità di Corinto?

Succedeva che alcuni mangiavano e bevevano a sazietà, mentre altri restavano affamati.

Queste prime comunità cristiane celebravano l’Eucaristia a turno nelle loro case.  Erano formate da diverse classi sociali e prima di essa consumavano la così detta cena fraterna, ma che di fatto non era più fraterna. Cosa avveniva?

I ricchi che non avevano bisogno di lavorare, arrivavano con molto anticipo e subito cominciavano a consumare il pasto senza ricordarsi di coloro che, costretti a finire il lavoro, arrivavano all’ultimo momento, appena in tempo per la celebrazione eucaristica vera e propria.

Paolo si scaglia contro una tale aberrazione, perché vede in essa il manifestarsi del proprio egoismo e la mancanza d comunione con gli altri. Dice che non si può fare comunione con Dio, attraverso il Corpo di Cristo, se non si è disposti a fare comunione con il fratello e la sorella che sono parte dello stesso corpo di Cristo. Lo esprime con queste parole: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo di un solo corpo”.

Per noi non è più così, normalmente l’Eucaristia non è dopo un agape fraterna, ma possiamo sempre correre un analogo pericolo, quello dei disaccordi.

Che valore può avere l’Eucaristia se volutamente non perdoniamo chi ci ha offeso o non andiamo d’accordo con qualcuno?

La comunione con Gesù presuppone sempre la comunione con i fratelli.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe Spicello

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