Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
9 luglio 2020 * S. Veronica Giuliani
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13 Prendere la croceTesti liturgici: 2Re 4, 8-11.14-16; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42
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Se volessimo dare un titolo a questa domenica potrebbe essere questo: “La domenica dell’accoglienza”.
Incontriamo la donna che accoglie il profeta Eliseo. Poi ascoltiamo Gesù che sottolinea ai suoi apostoli: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”.
Fermiamoci un momento a riflettere sui due episodi.

Il primo è quello della donna che ci si presenta quale modello di accoglienza per il modo e per la generosità esercitata verso il profeta Eliseo. Fra loro nasce un bel rapporto di amicizia, tanto che tutte le volte nelle quali Eliseo passa per quella città, si ferma a mangiare nella casa della donna. Essa ne parla con il marito ed ambedue si convincono che è veramente un uomo di Dio, per tale stima non solo gli offrono da mangiare, ma gli costruiscono una stanzetta al piano superiore, tutta riservata a lui.

A questo proposito fanno eco le altre successive parole espresse da Gesù: “Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta … chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, non perderà la sua ricompensa”.

Abbiamo notato la ricompensa ricevuta dalla donna? Purtroppo era sterile e come il marito avanzata negli anni. Ed invece si sente dire: “L’anno prossimo, in questa stessa casa, tu stringerai un figlio fra le tue braccia”.

A questo punto, però, non ci deve sfuggire la vera motivazione dell’accoglienza. Quando la facciamo, quando operiamo il bene nel confronto degli altri, non dobbiamo farlo principalmente per ottenere la ricompensa, ma la si fa per amore, vedendo nell’altro la presenza di Dio, come già affermato da Gesù: “Chi accoglie voi, accoglie me”.

Sarà il Signore a donare la ricompensa nel modo e nella misura che neppure posiamo immaginare, di certo sempre superiore a quello che ci aspetteremmo. Con questo atteggiamento comprendiamo anche il significato dell’altra espressione di Gesù: “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.

Ed è pure in questa ottica che possiamo comprendere l’altra espressione: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e mi segue, non è degno di me”.

I tipi di accoglienza sono tanti. Ad esempio si tratta di accogliere ed ascoltare chi ci annoia con le proprie lamentele, con i suoi molti problemi di vita. Si tratta di avere con lui tanta pazienza nell’ascoltarlo, donandogli tempo e qualche parola di conforto per aiutarlo ad uscirne fuori.

Altra applicazione molto pratica riguarda genitori e nonni. Certamente sono presi da tanti problemi, facilmente sono stanchi e nervosi. Proprio per tale motivo non sono capaci di accogliere figli e nipoti che hanno bisogno di affetto e di attenzione. Il lasciarli ai loro giochi, o ai programmi televisivi, il poter dire che si fa loro mancare niente, non è la stessa cosa come quella di ascoltarli. Se manca questo è facile esperimentare quel certo tipo di fallimento che i genitori lamentano nel confronto dei figli.

Sono piccoli modi di accoglienza e che in qualche maniera potrebbero essere una delle croci del giorno. E Gesù che ripete: “Chi non prende la propria croce, non è degno di me”.

Però ogni croce è bella perché ci fa ricordare quella di Gesù, portata per amore nostro, cioè l’accoglienza che Dio ha per noi nonostante che siamo peccatori.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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