Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
13 agosto 2020 * SS. Ponziano e Ippolito
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16 Granello senape
Testi liturgici: Sap 12, 13.16-19; Rom 8,26-27; Mt 13,24-43

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Abbiamo notato con quali parole si è concluso il brano evangelico?
Eccole: “Chi ha orecchi, ascolti!”.
Potrebbe venir da dire, a modo di battuta: “Come mai, Gesù, parli solo a persone che non sono affette da sordità?”.
Certamente non è così! Infatti, bisogna tener presente che vi sono vari tipi di udito e di sordità. C’è l’udito di chi ascolta e percepisce la voce, eppure quella voce rimane lì, senza effetto alcuno, senza toccare il proprio intimo, rimane sordo ad essa; c’è, invece, quello di chi ascolta con attenzione, che dà importanza alle parole ascoltate, che le fa proprie e che mette in pratica, non è rimasto sordo ad essa.

 Scendendo nel caso concreto della parabola evangelica di oggi, si tratta di fare attenzione a quello che vi è nel nostro cuore, cosa vi abita dentro, non volendo fare i sordi. Ci accorgeremmo che vi è del buono (il buon grano), ma vi è pure cattiveria e male (la zizzania).

Ed allora, per non far prevalere il male, cosa dobbiamo fare?

Si tratta di seguire due piste, inseparabili fra loro. Da una parte, quella di considerare la bontà e la misericordia di Dio, la sua pazienza nell’attendere la nostra decisione, consistente nell’atteggiamento di aver capito il suo amore.

Dall’altra parte, quella del mettere in pratica tale comprensione, che si manifesta in un sincero pentimento per il male compiuto, unitamente ad un costante impegno per avanzare nel bene.

Da notare bene che ho detto “costante”. Questo per dire che il voler togliere da noi il peccato ed ogni eventuale difetto, non avviene come fosse un fatto miracolistico, non avviene in quattro e quattr’otto, ma richiede un impegno metodico e costante, cosa da praticarsi giorno dopo giorno.

Ed allora, giorno dopo giorno, esperimenteremo il progresso e la buona riuscita. In un certo senso è quello che Gesù dà a chi vuole subito estirpare la zizzania, senza attendere nella speranza, con le parole: “Lasciate che l’uno e l’altra crescano insieme…”.

Attenzione, però, a intendere bene cosa significa coltivare la speranza nel riuscire a compiere il bene. Non significa stare seduti nella poltrona spirituale, quella dell’ozio e della indifferenza, pensando che Dio, in forza della sua misericordia, ci salva comunque. Questo sarebbe un puro “buonismo”, ma che a sua volta diventa peccato nel senso di voler approfittare della bontà di Dio.

Ma c’è un altro riferimento, pure molto importante. L’espressione del lasciare crescere la zizzania insieme al buon grano vale non solo a livello personale, ma soprattutto vale nel saper pazientemente convivere nelle situazioni di fatto. Siamo in mezzo al bene – c’è ne è tanto ma non fa rumore - e siamo in mezzo al male - c’è n’è pure tanto e fa molto rumore - credendo e vivendo nella speranza che alla fine sarà il bene a trionfare.

In questa situazione dobbiamo tener presenti due cose.

La prima ci dice che il male non è voluto da Dio, ma proviene dal suo nemico, dal diavolo. Egli astutamente ogni volta che trova presente il bene nella Chiesa e nel mondo, tanto più vi semina il male. Per noi è una cosa difficile evitare e separare nettamente; solo Dio potrà farlo quando vuole. È quello che ha affermato il vangelo.

C’è poi un secondo insegnamento. Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, di classificare, di mettere i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.

Dio invece sa aspettare. Egli sempre guarda nel campo della nostra vita con pazienza e misericordia; egli vede meglio di noi la sporcizia ed il tanto male che c’è, ma vede anche i germi del bene che ognuno ha nel cuore e attende con fiducia che si maturino.

Dio è paziente, aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci. Ed è grazie a questa paziente speranza di Dio che la stessa zizzania, cioè il cuore peccatore, alla fine può diventare buon grano.

Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza nei confronti del male; non possiamo fare confusione tra bene e male, come purtroppo spesso sta accadendo. Quello che è male, tale rimane. Ad esso bisogna sempre opporsi con forza e con tutti i mezzi, soprattutto vivendo con coerenza la nostra fede.

Pertanto, di fronte alla tanta zizzania di male presente nel mondo, il cristiano anche se è chiamato ad imitare la pazienza di Dio, non può volerlo e tanto meno condividere, anche se è costretto a conviverci.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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