Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
13 agosto 2020 * SS. Ponziano e Ippolito
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17 Tesoro nascosto
Testi liturgici: I Re 3, 5.7-12; Rom 8,28-30; Mt 13,44-52

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Quale espressione udita nella parabola del brano evangelico vogliamo evidenziare e sottolineare?
Eccola: “Pieno di gioia!”. Pieno di gioia per aver trovato un tesoro ed una perla preziosa di cui arricchirsi, pieno di gioia per aver pescato pesci buoni di cui nutrirsi con tanto gusto.
Come sempre, le parabole di Gesù richiamano una realtà da mettere in pratica nella nostra vita cristiana.
Ed allora ci poniamo una prima domanda: Per noi, l’essere e il vivere da cristiani denota una espressione di gioia per aver scoperto un tesoro, oppure è un peso perché ci sentiamo come obbligati a comportarci in una certa maniera?

La seconda domanda. La nostra giornata è vissuta nella lode di Dio e nella riconoscenza verso gli altri, oppure è una continua lamentela per quello che non va e che non vorremmo?

Terza domanda. Ammesso pure che vi sia qualcosa che non va, ci facciamo aiutare dalle parole di Paolo: “Tutto concorre al bene, per quelli cha amano Dio”?

Se non riusciamo a vivere in tale maniera, se non riusciamo a vedere la mano di Dio che amorosamente ci conduce, è segno che non assomigliamo a Salomone che nella preghiera chiede il grande tesoro, con queste parole: “Concedi al tuo servo un cuore docile … sappia distinguere il bene dal male”.

Ed il Signore che così gli risponde: “Ti concedo un cuore saggio e intelligente”.

In concreto, cosa implica per noi tutto questo? Qual è la risposta alle domande che ci siamo posto?

In primo luogo occorre essere in stretta relazione con Dio per riuscire ad orientarci nelle scelte quotidiane e viverle, nonostante le difficoltà. Si tratta di ricercare sempre la volontà di Dio in tutti gli ambiti della vita, nel condurre la famiglia e del come comportarci in essa, nella scelta del lavoro e nel come lavorare, in ogni altra situazione.

Qualcuno potrebbe dire: “Siamo pochi a pensare e vivere così!”. È vero! Ma non sappiamo che il Signore conduce e fa avanzare la sua Chiesa con pochi, con quelli che egli chiama il “resto”?

È a questa riflessione che vuol condurci anche la parabola sul tesoro nel campo, con le parole: “Lo nasconde”.

Non solo sono pochi a trovarlo, anzi è addirittura lui solo e tale vuol rimanere!

Come è importante, anche se fossimo gli unici a comprenderlo, il lasciar perdere quello che è meno importante e di minor valore, per avere quello che vale di più!

Cosa c’è di più che rimanere con il Signore?

Il brutto è che noi, senza renderci conto, per questo rimaniamo poveri e scontenti. Ecco perché – come detto pocanzi – la giornata è piena di continue lamentele.

Di fatto noi, solitamente, tendiamo a dividere le nostre giornate in eventi positivi: “E’ andata bene, proprio come desideravo!”; ed in eventi negativi: “Mi è andato tutto a rovescio!”.

Invece, è proprio necessario cambiare prospettiva. Si tratta di credere che tutto quanto avviene nella nostra vita concorre al nostro vero bene.

Che gioia ci può essere se abbiamo un rapporto solo clientelare con il Signore? In altre parole, solo se viviamo la logica del baratto: “Signore, io faccio questo e questo; tu dammi questo e quest’altro!”. Se questo poi non avviene, ecco l’altra espressione: “Siccome il Signore non mi ascolta… non credo più!”.

Oltre a questo, quanti altri cristiani compiono le opere di Dio solo se hanno tempo! Per loro tutto il resto viene prima del Signore.

Con quale conseguenza?

Lo abbiamo già detto, con la conseguenza di non ricevere il vero bene e quindi privandosi della vera gioia!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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