Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
13 agosto 2020 * SS. Ponziano e Ippolito
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18 Moltiplicazione pani
Testi liturgici: Is 55, 1-3; Rom 8, 35.37-39; Mt 14,13-21

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Iniziamo con il farci una domanda su quello che succede dopo la meravigliosa scena operata da Gesù, quella di aver guarito tanti ammalati, come abbiamo ascoltato: “Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”.
Tutto è bello per la gente, ne è entusiasta; ma per i discepoli sorge un problema. Si preoccupano per tale gente che, avvicinandosi l’ora della cena, non ha di che mangiare.
Sembra che tale problema, invece, non tocchi più di tanto il Signore Gesù; ed ecco che pacatamente risponde: “Voi stesi date loro da mangiare”.
Ora ci domandiamo: quale significato acquista per noi tale espressione?

Forse significa che i discepoli devono andare a comprare il cibo? Oppure quella di dare tutto se stessi, proprio per sfamare la gente?

Dall’episodio risulta chiaro che non devono andare a comprare nulla, ma che devono darsi da fare per distribuire quello che Gesù miracolosamente sta preparando.

Se questo fatto è chiaro come cronaca storica, per noi acquista anche un carattere simbolico. Ed è proprio quello che Gesù vuole insegnarci.

Per comprendere meglio, dobbiamo fare due collegamenti. L’uno è quello che abbiamo ascoltato nell’invito della prima lettura; l’altro è quello della moltiplicazione dei pani; questo, a sua volta, rimanda al miracolo dell’Eucaristia.

Infatti, il cibo di cui abbiamo bisogno non è solo quello materiale. Abbiamo bisogno anche di un altro cibo, quello che dà un nutrimento spirituale. Si tratta di vivere in una relazione, quella che denominiamo con il termine di “amore”. In altre parole dobbiamo riconoscere di aver bisogno della capacità di donare noi stessi. È in questo senso che dobbiamo leggere il: “Date voi stessi da mangiare”.

Di fatto i discepoli hanno veramente collaborato in tale senso, come abbiamo letto: “Spezzò i pano e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla”.

Tale gesto il Signore Gesù continua a compierlo nell’Eucaristia; con essa offre se stesso per amore nostro, si fa nostro cibo per poterci donare la vita eterna, e tutto questo lo fa gratuitamente.

Ed ecco, allora, il collegamento alla prima lettura: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite”. Ed ancora: “Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete”.

Pertanto, diventa chiaro che se c’è un cibo che perisce, vi è anche un cibo che non perisce e che possiede la vita eterna.

Questo ci richiama a fare una riflessione. Se il cibo che perisce lo mangiamo avidamente, lo divoriamo con ingordigia, esso può perfino portare danni alla nostra salute. Invece il cibo eucaristico che ci offre il Signore – ovviamente ricevuto con le dovute disposizioni – produce un quadruplice effetto in positivo: guarisce le malattie spirituali, dà forza per crescere nella vita spirituale in questo mondo, garantisce la vita eterna nell’altro mondo; e non solo, ma anche fa star meglio di salute fisica in questo mondo.

Premesso, capito, creduto questo, possiamo anche ben comprendere l’espressione di Paolo ascoltato nella seconda lettura: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”.

Il brano è un inno all’amore di Dio che si è reso visibile in Cristo. Paolo stesso ne ha fatto esperienza lungo la via di Damasco. Da quel momento si è tanto innamorato di Cristo, si è tanto legato a lui, così tanto che ormai nessuno e nessuna cosa potrà separarlo da tale legame.

Vale anche per noi e sempre? Oppure ci lasciamo condizionare da certe persone e da certe situazioni?

Siccome ci sono quelli che ironizzano su di noi per la nostra fede, per solo questo fatto vogliamo tirarci indietro?

E per il fatto che abbiamo situazioni di prova, perché siamo ammalati o perché qualcosa va a rovescio, vogliamo abbandonare la fiducia in Gesù?

Paolo lo esprime chiaramente: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

Ma in tutte queste cose siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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