Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
25 settembre 2020 * S. Giuseppe Pign.
itenfrdeptrues

24 Servitore spietato
Testi liturgici: Sir
27, 33-28,9; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35
Per il documento: clicca qui
Il Vangelo è iniziato con questa domanda, fatta da Pietro: “Se il mio fratello commette colpe verso di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”.
Pietro, dicendo sette crede di aver sparato al massimo, tanto che ad un di più non si poteva pensare – secondo un precetto umano - e quindi si sentiva il più bravo di tutti. Eppure non così davanti al Signore, infatti la risposta di Gesù è un altra: “Sino a settanta volte sette”.
Cosa vuol dire questo numero?

Dobbiamo sapere che nella Bibbia i numeri non sono mai soltanto un numero, ma indicano sempre il compimento di una opera di Dio, quale ad esempio quella della creazione che si conclude al settimo giorno, quali quello dei sette sacramenti, dei sette doni dello Spirito Santo, delle sette opere di misericordia, e così via.

Del resto, anche noi a volte utilizziamo un numero che non corrisponde a se stesso ma ha un significato diverso. Per esempio, quando invitiamo un amico a fare con noi “quattro passi”, sappiamo bene che sono più di quattro, e che significano il voler fare una passeggiata.

Ebbene, Gesù prende il massimo espresso da Pietro e lo porta ad un valore infinito. È questo il significato del “settanta volte sette”. Solo l’infinito, infatti, può essere l’unità di misura dell’amore e quindi anche del perdono. In altre parole significa che il perdono va dato sempre.

Per meglio spiegarlo Gesù utilizza la parabola, attraverso la quale ci invita a considerare il comportamento di Dio. Egli non conta le volte nelle quali uno ha peccato, ma sempre è pronto a darci il suo perdo.

Piuttosto, quello che potrebbe crearci un certo problema è l’espressione: “Se non perdonerete di cuore”.

Cosa vuol dire perdonare di cuore?

Non vuol dire che lo si fa spontaneamente, con piacere, e che neppure in un istante si possa dimenticare l’offesa ricevuta; ci vuole tempo perché il fatto non sia più ricordato. L’importante è che non sia volutamente rimuginato e coltivato. Si tratta di valorizzare la volontà e non l’istinto. Per riuscire in questo è molto importante trovare e coltivare quello che di positivo c’è nell’altro, mettendo così in pratica il detto che invita a guardare non il bicchiere mezzo vuoto, ma quello mezzo pieno.

A tal proposito molto significative anche le espressione tratte dalla prima lettura: “Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicarlo per i propri peccati?”.

Su un altro versante, è anche interessante l’esortazione di Paolo: “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso”.

Questo vuol dire che se uno vive chiuso in se stesso, sempre ripiegato sui suoi bisogni, sperimenta la morte in anticipo. E questo perché la vita è essenzialmente relazione. Non ci diamo la vita da soli, abbiamo bisogno degli altri per nascere, crescere, imparare, amare.

Da notare bene, però, che fra tutti gli altri c’è quello essenziale, c’è l’Altro con la lettera maiuscola, c’è Dio, l’unico capace di dare un senso eterno a tutto quello che sembra finito e contingente.

Se vivere se stessi è segno di una grave patologia, se vivere per gli altri a volte può portarci alla delusione, è solo vivendo per Dio che possiamo fare l’esperienza del senso della vita.

Da notare inoltre che questo vivere per Dio non significa solo amarlo e servirlo, ma vuol dire se viviamo lo è solo grazie a lui.  C’è un proverbio che ce lo ricordare: “Non si muove foglia che Dio non voglia”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
2202431

Abbiamo 700 visitatori e nessun utente online