Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
30 ottobre 2020 * S. Massimo martire
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26 Pubblicani e prostitute
Testi liturgici: Ez 18, 25-28; Fil 2, 1-11; Mt 21, 28-32
Partiamo dall’evidenziare le prime parole della prima lettura: “Voi dite che non è retto il modo di agire del Signore”.
Che forse non lo diciamo anche noi qualche volta?
Avviene quando, ad esempio, diciamo: “Perché il Signore permette questo? Perché non mi ascolta? Perché non toglie di mezzo i cattivi? Se ci fossi io al suo posto so bene cosa fare!”.
Alla nostra domanda e al nostro modo di pensare il Signore risponde: “Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?”.

Perché la gente di Israele ragionava così?

Perché avevano l’idea che il peccato del Padre si sarebbe riversato sui propri figli e sui figli dei figli, per diverse generazioni.

È anche vero questo, perché di fatto ogni peccato porta delle conseguenze negative su di se e sugli altri, ma non è detto che questo avvenga in maniera matematica.

Infatti, ad un certo punto si rende conto che non è così e sente questo come uno scandalo, non capisce più l’agire di Dio.

Ed ecco il brano ascoltato attraverso il quale il Signore, attraverso il profeta, richiama il suo popolo ed oggi richiama noi.

La responsabilità di ogni scelta è sempre personale, cosa di cui non siamo sempre convinti e non è lontano da noi questo modo di sentire.

Quante volte, ad esempio, quando vediamo il male che è attorno a noi e dentro di noi, usiamo la frase: “È colpa degli altri, è colpa della società in cui viviamo!”.

Di certo, anche questo è vero. Infatti la società ha le sue colpe, ma che diventano anche nostre se decidiamo di farle nostre, come spesso avviene.

È vero che le occasioni di peccato sono tante, come altrettanto sono le tentazioni e potremmo caderci, quasi involontariamente. Ma se non le accettiamo non hanno alcun potere su di noi. Da non dimenticare che per commettere un peccato ci vuole piena avvertenza e deliberato consenso.

In secondo luogo evidenziamo quelle della seconda lettura: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù Cristo”.

La sintesi della nostra fede e del nostro cammino spirituale sta nel mettere in pratica detta frase.

In che modo?

In ogni scelta, in ogni decisione da prendere, in ogni situazione di dubbio, in ogni rapporto con gli altri, dovremmo chiederci: “Cosa farebbe Gesù, in questo momento, se fosse al mio posto?”.

Ultima espressione da evidenziare: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”.

Sono le parole che Gesù rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, parole che certamente hanno offeso gli interlocutori. Ma suonano strane anche per noi oggi, in quanto ci sentiamo abbastanza a posto su tutto il fronte spirituale.

Ma anche se ci sentiamo a posto nel senso che ci sembra di non aver fatto nulla di male, ma cosa abbiamo fatto di bene?

Quando una persona, fosse anche la persona più peccatrice del mondo, comprende e decide di cambiare vita in maniera decisa e perdurante, davanti a Dio è meglio di noi se noi continuiamo a vivere una vita mediocre, accontentandoci di non fare male a nessuno, ma non ci preoccupiamo di crescere anche nel bene.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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