Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 agosto 2019 * S. Bartolomeo
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Anno C Tutti i santiTesti liturgici: Ap 7,2-4.9-14; Sl 23; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
Oggi, anche se è festa di Tutti i Santi, quasi ovunque si celebra una delle Sante Messe anche nei cimiteri.
È sbagliato? Non è liturgicamente corretto?
Certamente non è sbagliato, perché tale celebrazione funge da anello di congiunzione tra le due: la solennità di oggi, di Tutti i Santi, e la Commemorazione dei Defunti, quella di domani.
Le due celebrazioni si completano a vicenda in quanto ambedue celebrano i Santi: oggi celebriamo quelli che sono già nella gloria; domani celebreremo quelli che ancora sono in fase di purificazione nel purgatorio. Anche queste sono anime sante, perché sono già salve, anche se in attesa di entrare nella pienezza della gloria.
Attenzione a non cadere nella idea sbagliata di qualcuno, di chi riduce la santità a persone limitate.
Non dobbiamo dimenticare che per santi non si intendono solo quelli canonizzati ed elencati nel calendario liturgico, ma tutte le anime che si sono salvate e che si trovano in paradiso; quindi anche i nostri parenti, amici e conoscenti. Celebriamo tutti coloro che hanno vissuto la vita cristiana con fede e amore, anche se in una forma semplice e nascosta, non tenuta in considerazione secondo la logica del monco.
Tutti costoro hanno scoperto il segreto della felicità.
Lo hanno esperimentato sin da questa terra. Lo hanno esperimentato vivendo le beatitudini che abbiamo proclamato nel vangelo, ed è per questo che sono definiti beati.
Ci soffermiamo ora a riflettere sulle letture di oggi.
Se abbiamo notato, si aprono con la parola “vedere”: “Vidi salire dall’Oriente un altro angelo”; “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre”; “Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna”.
Ebbene, la festa di tutti i Santi ci chiede di imparare a vedere.
Vedere che cosa?
Si tratta di vedere, innanzitutto, e poi riuscire a fare una esperienza.
Esperimentare che cosa?
Quello che ho già detto: Esperimentare la gioia delle beatitudini.
Le parole del vangelo, in un certo senso, potrebbero creare in noi una qualche perplessità, perché sembrano impossibili.
Come si possono proclamare beati quelli che soffrono; quelli che sono piccoli, umili e non considerati; quelli che cercano di essere misericordiosi e sanno perdonare; coloro che conservano un cuore pulito?
Eppure, Gesù non esita a dire che proprio queste sono le persone veramente felici e, pertanto, questi sono i veri santi e beati.
Infatti, i santi non sono solo quelli che si sono distinti per i miracoli ottenuti, ma sono tutti quelli che hanno saputo vivere lo loro unione con Gesù.
Se tutti lo comprendessero!
Infatti, non sono le cose per se stesse a renderci felici, ma solo utilizzandole secondo il pensiero e la volontà di Dio.
Non sono direttamente e per se stesse le altre persone a renderci felici, se pretendiamo di servircene egoisticamente, ma sono quelle persone che amano secondo il pensiero di Dio.
Solo quelli che vivono in peccato mortale non sono santi. Se vogliamo fare una similitudine è come dire che nell’anima essi assomigliano ad un cadavere. Nel cadavere vediamo un corpo, ma in realtà è senza vita.
Chi commette peccati veniali e senza impegno per evitarli, assomiglia ad un ammalato molto grave, tale che corre il rischio di morire.
Chi, invece, si impegna e lotta per vivere secondo Dio, a non commettere neppure i peccati veniali, assomiglia ad un ammalato in via di guarigione, ormai fuori pericolo, anche se ancora in convalescenza.
Che tutti i santi intercedano e ci aiutino a vivere così!
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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