Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2021 * S. Adalberto vescovo
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Compimento della missioneTesti liturgici: 2Cr 36,14-16.19-23; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21
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Perché Filippo non ha risposto subito e direttamente a quei greci che gli chiedevano di vedere Gesù, ma è andato a consultare Andrea per avere un suo consiglio ed eventualmente andarci insieme?

Filippo era perplesso perché sarebbe andato contro la legge, essa non permetteva che vi fossero contatti tra giudei e pagani.

È il momento buono per Gesù che coglie l’occasione per rivelare il motivo della sua salita a Gerusalemme, spiegando con una similitudine il perché della sua passione e morte.

Egli spiega che la sua morte è come una seminagione nella quale il seme deve necessariamente cadere a terra e morire se vuole dare origine ad una nuova pianta, la quale a sua volta, potrà moltiplicare altri semi nella spiga.

Vista da tale angolatura, questo tipo di morte non è una morte per se stessa e nella quale tutto finisce, ma diventa una grande ricchezza. La vera morte sarebbe stata se avesse continuato a rimanere in magazzino in attesa di essere macinato o fosse stato dato come becchime ai polli.

Questo vale anche per noi. La vera morte avviene quando rimaniamo chiusi in noi stessi, cioè quando non sappiamo donarci, quando cioè non spendiamo la vita per gli altri ma la vogliamo conservare nella ricerca possessiva del nostro benessere, dei nostri interessi e del nostro comodo.

A questo punto è da mettere a fuoco una cosa importante. Non si genera la vita solo quando si mette al mondo un figlio, ma anche ogni volta che desideriamo una vita fisica, morale e spirituale abbondante, sia per noi che per gli altri, facendo tutta la nostra parte, senza risparmiarci. Il donare la vita non è altro che questa nostra capacità di non risparmiarci per il bene degli altri.

Sta proprio qui il segreto della felicità. Quanto più facciamo il bene, tanto più saremo felici.

Un pensiero anche sulla prima lettura, prendendo in considerazione l’espressione: “La scriverò sul loro cuore”.

Sappiamo che la legge di Dio consegnata a Mosè era stata scritta su pietra, consisteva in una alleanza fra Dio e il suo popolo. Era sufficiente osservarla per rimanere in regola, anche se non pienamente convinti, anche se di fatto non vi fosse stata una adesione interiore, quella adesione che avrebbe dovuto cambiare il cuore e la vita.

Con la venuta di Gesù, tale legge non è più scritta su pietra ma sul cuore di ognuno e quindi non più una legge esterna, ma una legge interiore.

La verità del fatto e il suo motivo lo abbiamo ascoltato: “Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore”.

Questa nuova legge di alleanza non è più scritta su tavole di pietra, al di fuori di noi, ma dentro di noi: “Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”.

Si tratta della nuova ed eterna alleanza.

Quando e come è avvenuta tale nuova alleanza?

E’ avvenuta per mezzo di Gesù Cristo. Lo sentiamo ripetere in ogni messa, nel momento della consacrazione: “Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza”.

Notiamo bene: è “nuova”, perché non è più scritta su pietra, ed è anche “eterna”, perché non sarà più cambiata.

È pure quello che intende dire san Paolo in un versetto della seconda lettera ai Corinti con queste parole: “Voi siete la lettera di Cristo, composta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei cuori”.

Però, anche per questa nuova alleanza ci vuole la nostra risposta di adesione, cioè il nostro impegno di ogni giorno per rimanerne fedeli.

Questo impegno consiste in una continua conversione. Non è che il cammino della vera vita cristiana.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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