Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2021 * S. Adalberto vescovo
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Pasqua di Risurrezione
Risurrezione del Signore B 4 aprile 2021
Testi liturgici: At 10,37-43; Col 3, 1.4; Gv 20,1-9
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Verso la fine del brano evangelico abbiamo ascoltato: “Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”.

È lui stesso che lo dice, è l’evangelista Giovanni. Riconosce con umiltà e schiettezza che prima di allora, pur essendo stato il discepolo principalmente amato da Gesù, non era ancora riuscito a credere veramente, non aveva ancora capito sino in fondo.

Da notare che la questione non consiste tanto nel trovare una tomba vuota, quanto nel come la si guarda, se tale sguardo avviene con occhio di fede, oppure no. Anche Pietro la trova vuota, ma non osa pronunciarsi.

Forse non aveva ancora capito neppure lui?

Tutto questo ci invita a fare alcune domande anche a noi stessi.

Noi come guardiamo il fatto della risurrezione di Gesù?

Questa nostra fede nella sua risurrezione su cosa è basata?

Siamo capaci di incontrarlo veramente ogni giorno e riconoscerlo?

Come lo possiamo incontrare e come riconoscerlo?

Si tratta di vedere se siamo capaci di mettere in pratica le parole di Paolo ai Colossesi: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”.

Cosa vuol dire?

Si tratta di non limitarci solo agli interessi terreni, quali il benessere, il successo, la salute, la mancanza di preoccupazioni, e quant’altro, ma soprattutto si tratta di conoscere e realizzare la volontà di Dio, e questo per poter arrivare alla meta del paradiso.

Si tratta pure di fare attenzione ad un possibile errore, che cioè per incontrare il Signore Gesù non dobbiamo pensare che egli stia in una altissima montagna, per cui per poterlo raggiungere dobbiamo fare chissà quale dura scalata.

Non si tratta di fare chi sa quale cosa portentosa e difficile, ma si tratta di accogliere il suo amore che è presente in ogni istante della nostra vita, in quanto egli sta camminando con noi.

Possiamo spiegare questo con una similitudine. Immaginiamoci di andare ad attingere acqua ai piedi di una cascata sempre attiva, giorno e notte, senza mai esaurirsi. Ebbene, immaginiamo che questo rappresenta l’amore inesauribile di Dio per noi, un amore che egli esprime attraverso la presenza viva ed operante di Gesù risorto, che cammina con noi.

Quanto amore possiamo ricevere da lui?

Dipende dal grado della nostra fede e della nostra corrispondenza. L’importante è che possiamo essere sempre pieni del suo amore.

Per comprendere questo, possiamo spiegarlo ancora con la similitudine della cascata d’acqua.

Possiamo andare ad attingerla con un ditale, oppure con un bicchiere, o anche con un boccale, ed ancor più con una botte. Da notare che con nessun di tali strumenti possiamo esaurire la sorgente.

Cosa succederà?

Ogni recipiente, una volta pieno, non può non traboccare. L’averlo potuto riempire ci rende soddisfatti, ci riempie di gioia.

Ebbene, credere veramente alla risurrezione di Gesù, che cammina in mezzo a noi, deve talmente riempirci il cuore di gioia, tanto da poterla traboccare anche sugli altri.

Il traboccare significa comunicare con parole e soprattutto con la vita che non abbiamo paura di nulla, perché il Signore Gesù è vivo, è in mezzo a noi, cammina assieme a noi, è sempre pronto ad ascoltarci, sempre pronto ad aiutarci e che senz’altro ci esaudisce se la richiesta è per il vero nostro bene.

Egli non punta mai il dito, anche se siamo peccatori, essendo egli pieno di misericordia, ci richiama continuamente e ci attende con infinita pazienza.

Tutto questo non può non riempirci di gioia. Lo possiamo verificare con la prova del nove.

Se il cristiano non è gioioso, è segno che non crede nella risurrezione.

Se il cristiano coltiva dubbi sulla propria salvezza e teme di non essere perdonato, è segno che non crede nella risurrezione.

Se il cristiano pensa solo alle cose di questo mondo e – come già detto – non cerca le cose di lassù, è segno che non crede nella risurrezione.

Credere nella risurrezione, pertanto, non è solo un atto della mente, non è solo una conferma pronunciata con la bocca, come faremo tra poco dicendo il credo, ma è uno stile quotidiano di vita.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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