Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
2 agosto 2021 * S. Maria degli Angeli
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14 Gesu nella sinagoga
Testi liturgici: Ez 2,2-5; 2Cor 12,7-10; Mc 6,1-6 
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Perché ad un certo punto nel brano evangelico c’è scritto che Gesù era motivo di scandalo?
Cosa è lo scandalo?
Lo scandalo consiste nel mal comportamento di una persona, cosa che porta turbamento ai circostanti, cosa che da fastidio e che non aiuta al meglio, ma che diventa un inciampo per la vita morale e per il cammino spirituale.
Ebbene, per quella gente Gesù era motivo di scandalo perché – secondo loro – egli parlava e si comportava malamente, dimostrando di non essere sincero e di non aiutare veramente gli altri.

Infatti, per loro chi credeva di essere? Non era uno come loro? Non era il figlio del falegname? La sua parentela non viveva in mezzo a loro e come loro? Ed allora, cosa ha da insegnare?

Proprio per tale motivo non deve essere ascoltato e tanto meno seguito.

Questo comportamento non potrebbe forse ripetersi anche nella nostra vita?

Quanta gente, per credere a Dio e alla sua parola, cerca predicatori straordinari, oppure persone così dette carismatiche, oppure avvenimenti clamorosi e fatti straordinari, ed anche modi e forme di preghiera che escono dalla normalità!

Invece si tratta di vivere proprio in una normalità. Si tratta di saper cogliere quello che ci capita momento per momento, sapendolo leggere alla luce di Dio.

Il Signore, infatti, parla attraverso le cose semplici e ordinarie, quelle della vita di tutti i giorni. Per tale motivo si tratta di vivere bene la nostra quotidianità, compiendo bene il nostro dovere nel luogo e nell’impegno affidatoci, ed anche nella condizione di salute o di impedimento nella quale ci troviamo. Solo in questo modo non siamo più di inciampo e di scandalo, ma diveniamo un aiuto per la crescita vicendevole.

Se non viviamo così, assomigliamo alle persone denunciate dal Signore attraverso il profeta Ezechiele: “Ti mando ad una razza di ribelli. Son figli testardi e dal cuore indurito”.

Noi non vogliamo essere né testardi, né ribelli.

Del resto non è quello che ci ha detto Paolo?

Anche lui era convinto che sarebbe riuscito a fare qualcosa di più e di meglio se il Signore gli avesse tolta la “spina”, cioè quella situazione che in qualche maniera lo limitava nello svolgere il suo ministero.

E quale è stata la risposta del Signore?

Semplicemente: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”.

Paolo deve continuare a convertirsi, deve riuscire a comprendere che il suo limite è un fatto provvidenziale, è una grazia che a sua volta gli impedisce di insuperbirsi, per non attribuire il bene alle proprie capacità.

Quale lezione anche per noi!

Le persone di Dio, infatti, non sono coloro che non hanno problemi di sorta, non sono neppure coloro che, per doni straordinari ricevuti, potrebbero apparire più fortunati di altri.

Le persone di Dio, invece, sono coloro che attraverso un cammino di profonda umiltà e di instancabile amore, riconoscono i propri limiti, ma che nel contempo tutto affidano al Signore.

Il Signore, infatti, non ha bisogno di persone perfette. Ha bisogno di persone disposte a non lasciarsi spaventare dai propri limiti, ma che confidano pienamente nella sua grazia.

È proprio vero! A volte, proprio nel massimo dell’angoscia abbiamo la possibilità di incontrare veramente il Signore Gesù.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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