Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 settembre 2021 * S. Tecla vergine
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22 Quello che esce dallo uomo
Testi liturgici: Gs 24,1-2.15-17; Ef 5,21-32; Gv 6,60-69
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Tutti siamo chiamati ad ascoltare o leggere la Parola di Dio. Però, avete mai pensato che ci potrebbe essere qualche rischio nel quale potremmo cadere?
Dico questo riferendomi ad una persona che un giorno mi aveva detto: “Lo sai che Dio non esiste?”. Di rimando chiedo: “lo dici come battuta o lo dici sul serio?”. La risposta: “Sul serio! Non sono mica io a dirlo, è la Bibbia stessa!”.
Coglie l’occasione per citarmi le parole della Bibbia tratte dal salmo 13 dove si trova scritto: “Lo stolto ha detto in cuor suo: «Non c'è Dio»”.
Mi cita pure quelle del salmo 9: “L’empio insolente disprezza il Signore: «Dio non se ne cura: Dio non esiste»”.
Fortemente mi sottolinea: “Hai sentito? Dio non c’è. Dio non esiste”.

È vero, ha ragione, le parole sono esatte. Ma attenzione! Non possiamo prendere dall’espressione solo quello che ci interessa, scorporandolo dal resto e dal contesto. Le parole citate non sono dette a se stanti, ma sono dette dallo stolto e dall’empio, pertanto perdono valore e non corrispondono alla verità.

Questo potrebbe succedere anche a noi se interpretiamo male, ad esempio, alcune espressioni della seconda lettura.

ed ecco che se un marito non è in pieno accordo con la moglie, perché vorrebbe che essa lo accontentasse in tutto, prende alla lettera le espressioni di oggi: “Le moglie siano sottomesse ai loro mariti … il marito infatti è capo della moglie … le mogli siano sottomesse ai mariti in tutto”.

È vero, sono parole vere e giuste. Però per comprenderle nel vero significato, non possiamo estrapolarle dal contesto, nel quale poco prima Paolo aveva detto che tutti devono essere sottomessi, e quindi non solo le mogli, ma anche i mariti. Lo aveva detto con questa espressione: “Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri”. 

Cosa vuol dire essere sottomessi gli uni gli altri?

Significa che nessuno può pretendere, nessuno può imporsi sull’altro; significa che è necessario essere accoglienti e umili, avendo grande disponibilità verso gli altri; significa che è necessario mantenersi in dialogo e quindi in un vicendevole ascolto ed in una vicendevole intesa.

 Questo per il cristiano è doveroso. Infatti, continua Paolo, il nostro rapporto con gli altri deve assomigliare a quello che esiste tra Cristo e la Chiesa. Gesù Cristo per la Chiesa ha dato tutto se stesso, ha dato tutto il suo sangue; tuttora continua a dare se stesso attraverso la Parola ed il sacrificio eucaristico che stiamo celebrando.

Per tale motivo Paolo, rivolgendosi direttamente anche ai mariti, dice queste testuali parole: “Voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”.

Dunque si tratta di amare alla maniera di Cristo. Certo che a prima vista sembrano parole dure e difficili da mettersi in pratica.

La stessa cosa comunque era capitata a Gesù quando aveva detto di dover mangiare il suo corpo e bere il suo sangue per essere salvati.

Qual è stata la reazione della maggioranza? Quella che abbiamo ascoltato dal vangelo: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”.

Per tale motivo molti suoi discepoli tornarono indietro. Di riscontro, Gesù chiede a quelli rimasti: “Volete andarvene anche voi?”.

La risposta di Pietro: “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.

Si tratta della battaglia da combattere per tutta la vita, quella di dover continuamente scegliere tra il fare la volontà di Dio, cosa che è per il nostro vero bene, oppure quello del fare di testa nostra, rischiando con questo il male per noi.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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