Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 settembre 2021 * S. Tecla vergine
itenfrdeptrues

23 Sordomuto
Testi liturgici: Is 35,4-7; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37
Per il documento: clicca qui
Quando leggiamo gli episodi evangelici ci accorgiamo che a volte è riportato il nome dell’interessato, altra volte non è riportato. Anche nell’episodio di oggi non è riportato, si dice solo che era un sordomuto, desideroso di guarire. Se è senza nome è come a voler dire che sta a rappresentare tutti noi.
Qual è la sua situazione e quale potrebbe essere la nostra?
Essere sordomuto significa essere una persona che non può ascoltare quanto gli viene detto da altri e neppure può comunicare agli altri quello che pensa.
Quante volte anche noi, nel corso della vita, non riusciamo a comprendere gli altri e non riusciamo neppure a farci capire da loro!

Questo avviene non solo fra noi ma può avvenire anche nelle nostre relazioni con il Signore. Non comprendiamo quello che ha da dirci il Signore, quale sia la sua volontà, e neppure sappiamo esprimerci in maniera adeguata con lui.

Come poter riuscire a superare questo?

Potrebbe servire il ripercorrere la scena evangelica per rendersi conto di come è avvenuta la guarigione, vi è tutto da imparare.

Gesù lo prende per mano e, proprio per poterlo liberare, lo porta in disparte, lontano dalla folla. Non era opportuna la presenza della folla perché essa andava alla ricerca solo di prodigi, quasi a modo di curiosità.

Cosa dobbiamo imparare da questo primo comportamento?

La prima cosa da imparare è che il nostro rapporto con il Signore è sempre personale ed intimo, non si raggiunge nel chiasso, non può avvenire in mezzo alle distrazioni.

Una volta lontani dalla folla Gesù gli tocca le orecchie, poi con la propria saliva gli tocca la lingua, e alla fine si rivolge al Padre con l’espressione “Effatà” che significa “Apriti”.

Cosa si deduce da tali comportamenti?

Il termine “Effatà” riassume tutta la missione di Gesù il quale si è fatto uomo proprio per guarire la sordità e la mutezza dell’uomo. L’uomo infatti, a causa del peccato, interiormente è sordo e muto. Gesù lo aiuta a diventare capace di ascoltare la voce di Dio; la voce di Dio a sua volta gli insegna a parlare il linguaggio stesso di Dio che è quello dell’amore.

Anche questo vale per noi. Si tratta, dopo essere usciti dalla superficialità e dal chiasso, di fare una esperienza di intimità con il Signore, cosa che avviene nella silenziosa riflessione da farsi dopo aver ascoltato la sua parola.

Vedete, è proprio quello che stiamo facendo. Come è importante questo primo momento della Messa, quello di ascoltare e riflettere sulla parola del Signore, e così comprendere quello che ha da dire per il nostro bene!

Importante anche il secondo momento, quello che inizieremo fra poco, quello della celebrazione eucaristica nella quale si rende presente il sacrificio di Cristo sulla croce, quel sacrificio che egli ha compiuto per amore nostro. Da tale sacrificio dovremmo comprendere che la nostra vita sarebbe sprecata se non fosse vissuta in pienezza di amore, in una continua donazione, proprio come ha fatto lui.

Come riuscirci se siamo deboli più che mai?

Ancora una volta il Signore ci viene in aiuto, lo abbiamo ascoltato. Ecco le espressioni, rivolte agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! ... Ecco il vostro Dio…  Egli viene a salvarvi”.

Chi sono gli smarriti di cuore?

Potremmo esservi compresi tutti noi in quanto siamo attanagliati da tanti problemi dai quali, il più delle volte, non sappiamo come uscirne. Però la fede ci dice che il Signore non ci abbandona, è sempre vicino a noi.

Questo non per toglierci le difficoltà che, più o meno, rimangono per tutti, ma per darci la garanzia che egli sempre ci concede l’aiuto necessario per superarle, proprio come ci ha descritto il salmo responsoriale: “Rende giustizia agli oppressi … dà pane agli affamati … libera i prigionieri … alza chi è caduto … sostiene l’orfano e la vedova …”.

Ed allora perché non lodare sempre il Signore, per tutto questo?

È proprio per questo che nello stesso salmo responsoriale abbiamo ripetuto: “Loda il Signore, anima mia”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
2741410

Abbiamo 162 visitatori e nessun utente online