Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 settembre 2021 * S. Tecla vergine
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24 Prendere la croce
Testi liturgici: Is 50,5-9; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35
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Quella volta Gesù aveva fatto questa domanda ai discepoli:
“La gente, chi dice che io sia?”.
Pietro a nome degli altri risponde: “Tu sei il Cristo”.
Se oggi ponesse la stessa domanda a noi, cosa risponderemmo?
Penso che anche la nostra risposta possa assomigliare a quella di Pietro.

Infatti, quando nominiamo il nome di Gesù, vi aggiungiamo pure quello di Cristo, un attributo che sta a qualificare la sua missione. Da tener presente che Gesù non ha mai detto di conoscerlo, ma di seguirlo. Ecco perché noi, essendo suoi discepoli, giustamente diciamo di essere “cristiani”, cioè suoi seguaci.

Quali conseguenze comporta l’essere suoi discepoli e seguirlo?

Sono le medesime conseguenze Gesù ha descritto riferendole a se stesso, che cioè: “Doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere”.

Pietro invece pensava a tutt’altro. Pensava ad un Gesù vincitore sui nemici e quindi un trionfatore, non ad uno destinato di lì a poco a morire malamente. Ecco il motivo per cui lo rimprovera dicendogli di non esprimersi con simili espressioni e sciocchezze.

Di rimando Gesù gira il rimprovero, in maniera piuttosto forte: “Va dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

Come potrebbe essere vero per tutti noi! Quante volte vorremmo piegare la volontà di Dio pregandolo perché faccia la nostra!

Da notare che nella risposta è molto eloquente l’espressione usata da Gesù: “Va dietro a me!”.

In altre parole gli dice di stare al suo posto, a non voler essere il comandante in prima, ma di rimanere nel luogo che gli spetta, cioè a rimanere seguace di Gesù Cristo e subire la sua stessa sorte.

Qual è questa sorte?

La esprime con queste testuali parole: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Il “rinnegare se stessi” significa proprio il non cercare solo quello che ci fa comodo ma soprattutto quello che chiede lui e quello che, a sua volta, diventa un bene per noi e per gli altri.

Il “prendere la croce”, anche se significa il saper accettare quello che non vorremmo, soprattutto è quello che si incontra per essere fedeli a lui. Si tratta di mettere tutto nelle sue mani, spronati dalla certezza che non ci farà mai mancare il suo aiuto e così riuscire a superare ogni difficoltà.

Proseguendo il discorso, Gesù lo spiega ancora meglio dicendo: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Il significato può essere reso più evidente con una similitudine.

Ad esempio, se noi non volendo perdere i chicchi di grano e continuiamo a tenerli nel magazzeno, rimarranno tali; se invece decidiamo di perderli, buttandoli sotto terra, ne avremo una moltiplica e quindi un arricchimento.

Così, quando vogliamo fare di testa nostra senza essere in sintonia con il Signore, saremo sempre in perdita; solo quando rimarremo in sintonia con lui, compiendo la sua volontà, realizzeremo noi stessi.

Da non dimenticare che in qualsiasi situazione ci dovessimo trovare, il Signore è con noi; egli sempre ci sorregge, soprattutto nel momento del bisogno, proprio come ha fatto con Isaia. 

Isaia, trovandosi nella situazione dolorosa, dice: “Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti ed agli sputi”.

Cosa vi ha esperimenta?

Vi riconosce la presenza del Signore che non lo abbandona e dice: “Il Signore Dio mi assiste”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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