Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 settembre 2021 * S. Tecla vergine
itenfrdeptrues

25 Accogliere i bambini
Testi liturgici: Sap 2, 12.17-20; Gc 3,16-4,3; Mc 9,30-37
 Per il documento: clicca qui
Iniziamo la nostra prima riflessione prendendo lo spunto dall’espressione ascoltata all’inizio della prima lettura:
“Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni”.
Chi sono quelli che dicono queste parole?
Sono gli empi, cioè coloro che non vivono secondo il pensiero di Dio. Si mettono contro le persone definite “giuste”. Le persone giuste sono quelle che vivono da veri figli di Dio. ebbene, in questa categoria vogliamo esserci anche noi, pur con i nostri limiti e con le nostre manchevolezze.

Ma cosa ci aspetta, se viviamo così? Cosa dobbiamo mettere in conto?

Quello di dover subire la contrarietà di coloro che non la pensano allo stesso modo e che non vivono in coerenza alla fede che dicono di praticare.

Pertanto, il giusto deve attendersi l’incomprensione e la persecuzione.

Non è forse così?

Quante persone sorridono della nostra fede! Quante volte la nostra pazienza viene messa a dura prova!

Pur tuttavia una cosa è certa, quella di esperimentare che il Signore è vicino a noi e ci aiuta. Chi, invece, vuol ostinarsi a non vedere Iddio che sta conducendo la storia e che aiuta sempre, questo non riesce a capirlo.

Ma anche noi dobbiamo avere idee chiare in proposito. Non dobbiamo pensare che le sofferenze, le prove, le incomprensioni, siano volute da Dio, anche se le permette.

Noi giustamente dobbiamo chiedere al Signore che ci aiuti a superare le difficoltà. Però dobbiamo anche credere che, se non ce le toglie subito, è segno che per noi riserva cose migliori; ci fa aspettare, perché un regalo inatteso o atteso a lungo, è molto più gradito.

A questo punto potremmo ben dire che, nei momenti difficili della nostra vita, è come se stessimo vicino a Gesù sulla croce e, in qualche modo come dice Paolo, “completiamo quello che manca alle sue sofferenze”.

La seconda riflessione la prendiamo da una espressione del vangelo: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”.

Ricalca quanto abbiamo detto sinora. Anche Gesù, essendo il giusto per eccellenza, subisce la stessa sorte inflitta dagli ingiusti.

Anche lui ha pregato perché gli fosse allontanato il calice della sofferenza, eppure non è stato subito esaudito. Comunque, l’attesa gli ha dato il regalo più grande, quello della risurrezione.

Il brano evangelico prosegue nel farci consapevoli che Gesù continua a formare i suoi discepoli.

Cosa era successo nel frattempo?

Lungo la strada avevano discusso su chi di loro fosse il più grande. È la tentazione che tutti abbiamo e che il più delle volte diventa fonte di disaccordi, di tensioni, di incomprensioni, di litigi, di maldicenze. Siamo sempre portati a preoccuparci di dare una bella immagine di noi stessi, di stare al di sopra degli altri, quella di poter comandare, e così via.

Ed ecco il punto sul quale Gesù insiste. Il potere deve essere usato non per salire e dominare, ma per scendere e servire, come ha fatto e sta facendo lui stesso.

È troppo evidente che i pensieri ed i sogni degli apostoli si trovano totalmente all’opposto ai pensieri di Gesù.

Gesù parla di sofferenza, loro parlano di gloria; Gesù parla di servizio e di ultimi posti, loro parlano di primato e di comando; Gesù parla di bambini e di piccolezza, loro parlano di grandezza e di considerazione.

È l’inganno sul quale tutti possiamo cadere.

Troppo spesso anche noi facciamo cose buone, dicendo che sono per amor di Dio, ma di fatto vi è latente un segreto desiderio, quello di averne un merito e che almeno, in qualche maniera, sia riconosciuto da chi ci sta intorno.

Non che la riconoscenza sia da rifiutarsi, anzi, ben venga, sia può anche desiderare; però non la si può pretendere, perché così quello che facciamo non è più per amor di Dio, ma di fatto scende nell’essere per amor proprio, per cui l’azione perde molto del suo valore.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
2741394

Abbiamo 627 visitatori e nessun utente online