Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 ottobre 2021 * S. Marco solitario
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26.Scacciare i demoni
Testi liturgici: Nm 11,25-29; Gc5,1-6; Mc 9,38-43.45.47-48
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Abbiamo ascoltato due espressioni analoghe. L’una dal vangelo con la quale Giovanni dice:
“Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”.
E subito la risposta di Gesù: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me”.
L’altra dal Deuteronomio, allorquando Giosuè va da Mosè per dirgli del fatto che vi era uno il quale profetizzava: “Mosè, mio signore, impediscili!”.
E subito la risposta di Mosè: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”.

Cosa c’è di vero o di falso nei due episodi? Cosa hanno da dire a noi?

Facciamo la nostra prima riflessione partendo dal Vangelo. Il brano ci esorta a non diventare gelosi del bene che fanno gli altri, mostrando che siamo dominati dall’orgoglio delle nostre sicurezze, e che ci fa diventare sprezzanti verso coloro che sembrano lontani da Dio.

Il Signore ci insegna a non essere così, se vogliamo essere nella sua volontà. Infatti, Dio ama ogni persona, buona o cattiva che sia. Di conseguenza, se noi amiamo veramente il Signore, dobbiamo avere un cuore grande come il suo.

Questo non significa che non dobbiamo correggere certi comportamenti sbagliati, ma spesso potrebbe essere frutto dettato da invidia e gelosia.

Quante volte, purtroppo, usiamo della nostra presunta fede non per fare il bene agli altri, ma per allontanarli, proprio con la nostra superbia, con il nostro egoismo, con la nostra arroganza! Quante volte usiamo i doni del Signore non per cercare chi è lontano, ma per condannare chi si sforza di avvicinarsi a Lui e così, di fatto, lo scoraggiamo.

In altre parole, Gesù ci esorta a vedere sempre la parte di bene che si trova in ogni persona e stimando tale bene; chiede una profonda conversione che elimini ogni mentalità di nostri esclusivi privilegi religiosi; invita ad avere una reale apertura verso coloro che sono fuori della comunità, che non sono praticanti, senza giudizi e senza pregiudizi. Certo che oggettivamente non va bene il loro comportamento, ma come possiamo giudicare la rettitudine o meno della loro coscienza?

Gesù poi aggiunge una parola meravigliosa, di grande consolazione. Anche per un solo bicchiere d’acqua dato per amore suo, non perderemo la sua ricompensa. Che bello sapere che il Signore ricompensa anche il più piccolo gesto di gratuità!

Passiamo alla seconda riflessione dettata dal Deuteronomio che ricalca quanto abbiamo già detto.

Infatti e purtroppo, questo tipo di gelosia è anche in mezzo a noi!

Ad esempio, è facile che gli incarichi affidati a qualcuno suscitino la gelosia di altri; come d’altra parte può capitare che, se uno ha ricevuto una certa responsabilità, la ritenga motivo di prestigio e di potere, tanto è vero che poi si offende, avendone a male, quando gli viene tolta!

Non dobbiamo essere gelosi dei doni di Dio, al contrario, dove constatiamo un dono di Dio fatto a qualcuno, quando constatiamo che tali doni sono utilizzati per il bene, ce ne dobbiamo rallegrare. Se ce ne dispiacciamo significa che ricerchiamo noi stessi, non la gloria di Dio, non il servizio al prossimo e alla Chiesa.

L’amore di Dio non ha confini, non è dato in esclusiva soltanto ad alcuni, ma chiama tutti perché cresca il bene.

In altre parole Gesù vuol dirci che non conta tanto guardare chi fa il bene, ma è l’importante è che il bene sia fatto. Chi compie il bene, infatti, è vicino a Dio ed è sempre benedetto da Dio.

Il bene non sta nel rispetto di procedure prefissate; in tal caso lo si imbriglia, lo si limita, gli si toglie il potere.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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