Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 ottobre 2021 * S. Marco solitario
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28 Giovane ricco
Testi liturgici: Sap 7,7-11; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30
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È iniziato così il brano dal libro della Sapienza: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza”.
Sono parole che ci fanno comprendere bene anche il brano evangelico.
Cosa vogliono dirci?
Ognuno di noi, in tutte le fasi della vita, è chiamato a valutare le cose per poter scegliere quella migliore. Questo vale a livello contingente – ad esempio nel comperare qualcosa – ma soprattutto a livello di vita, nel saper scegliere quelle cose per cui vale la pena di vivere. Infatti, solo da esse dipende la qualità della nostra vita.

Ebbene, per effettuare scelte adeguate abbiamo proprio bisogno di avere il dono della sapienza, la quale non sta tanto nella nostra bravura e che solo il Signore può darci: “Implorai e venne in me lo spirito di sapienza”.

Ma cosa è più precisamente questa sapienza?

La sapienza è “gustare il sapore” delle cose, è riconoscere il “vero valore” di esse, ci aiuta a scoprire quelle che valgono veramente, ci spinge a saperle liberamente scegliere in quanto le riteniamo non solo importanti ma addirittura essenziali; solo così siamo sapienti.

Nell’ordine temporale e materiale può bastare anche il nostro studio e la nostra bravura.

Nel campo spirituale e della fede, invece, è proprio questo dono della sapienza che ci rende capaci di riconoscere le cose che valgono per poterle fare nostre, ci aiuta a saper scegliere ciò che veramente vale per rendere buona e gustosa la vita.

Bella l’espressione: “Tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento”.

È proprio vero! La sapienza è più della bellezza, è più della salute e di tante altre cose! Per averla, però, bisogna desiderarla e per ottenerla bisogna invocare lo Spirito Santo; spesso però ce ne dimentichiamo.

Se viviamo animati da questo spirito di sapienza ci accorgeremo che la nostra vita è diversa, è più bella nonostante tutte le difficoltà, ed è pure infinitamente più gioiosa di quella di altri.

Del tutto diverso, invece, è il giovane del vangelo. E pensare che era un bravissimo giovane, osservante di tutti i comandamenti, ma purtroppo gli è mancata la sapienza!

Dopo che Gesù gli ha fatto la proposta di seguirlo nell’imitare la sua vita, lui non ha saputo accettare l’invito; gli sembrava troppo esigente in quanto non solo gli era richiesto di fare qualche sacrificio, ma addirittura di dover lasciare tutto.

Se avesse avuto la sapienza avrebbe capito che con il lasciare tutto gli sarebbe servito per avere tutto. in prospettiva del sacrificio, non ha neppure pensato che quando il Signore chiede qualcosa dà anche la grazia necessaria per riuscire a compierla.

Se ci viene chiesto la rinuncia a qualcosa, è solo per poter ricevere un bene maggiore. La rinuncia ci libera dalla zavorra che ci impedisce di ricevere un di più.

Zavorra è certamente il cattivo uso della ricchezza. Per ricchezza, ovviamente, non intendiamo solo i soldi e le proprietà – che certamente stanno in prima linea - ma pure tutto quello che abbiamo di buono, quali la salute, la memoria, le capacità, i titoli di studio e così via.

Per se stessa ogni ricchezza non sarebbe né bene né male, dipende dal come e per qual fine viene utilizzata. Analogamente nell’avere in mano un coltello. Se lo usiamo per sbucciare le patate, è un bene; se lo usiamo per sgozzare una persona, è un male.

Dipende dal come ci lasciamo condizionare dalle ricchezze. Guai se ci fanno diventare dipendenti!

Ecco perché Gesù dice: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio! ”.

Gli apostoli, che pure avevano i loro difetti, si rendono conto di non essere all’altezza e dicono: “E chi può essere salvato?”.

In realtà, però, se uno lo vuole può riuscirci, proprio come risponde Gesù: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio!”.

Sì, perché ogni volta che noi decidiamo di seguire il Signore e di seguirlo radicalmente, egli non fa mancare la grazia necessaria.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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