Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 ottobre 2021 * S. Marco solitario
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29 Giacono e Giovanni
Testi liturgici: Is 53,10-11; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45
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Abbiamo notato bene la finalità della domanda che Giacomo e Giovanni pongono a Gesù: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”?
In altre parole stanno chiedendo posti di onore nel regno che Gesù è venuto ad instaurare, vogliono essere i primi ministri.
È una domanda del tutto incosciente e interessata.
Innanzitutto è una domanda incosciente, ed infatti Gesù risponde: “Voi non sapete quel che chiedete”.
È una domanda interessata perché non chiedono quello che può piacere al Signore Gesù, ma addirittura che sia Gesù a fare quello che vogliono loro, quasi a modo di pretesa. Glielo dicono chiaramente: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiediamo”.

Non è forse quello che a volte potrebbe capitare anche a noi quando ci mettiamo in preghiera per chiedere qualcosa?

Raramente domandiamo al Signore di conoscere la sua volontà, ma quasi sempre pretendiamo che ci ascolti in tutto e subito su quello che abbiamo programmato e che vogliamo noi.

In altra parole vogliamo che Dio sia “obbediente” a noi, un Dio che compia immediatamente la nostra volontà. Proprio il contrario di quanto Gesù ci ha insegnato nella preghiera del Padre nostro. In esso ci ha insegnato a dire: “Sia fatta la tua volontà”. Invece noi è come se dicessimo: “Non la tua volontà, ma la mia volontà sia fatta”.

Poi forse, sia pure in forma nascosta, aggiungiamo: “Se mi vuoi veramente bene, Signore, non puoi non accontentarmi”.

Invece Gesù spiega che è venuto in questa terra per instaurare il regno dei cieli, un regno che non è uguale a quelli di questo mondo.

Nei regni di questo mondo, infatti, non sono pochi quelli che cercano di arrivare al potere per stare al di sopra di altri, per governare, per dominare e poter sfruttare la posizione raggiunta soprattutto a proprio vantaggio.

Nel regno di Gesù è tutto rovesciato, appunto perché il suo non è il regno degli uomini ma è il regno di Dio. Gesù non ha bisogno di dominare, tantomeno di sfruttare. Egli vuole solo amare e proprio per questo si fa servo, facendosi carico di tutti i mali degli uomini, a cominciare da quello del peccato.

Egli si presenta come il servo e, per riuscire in questo, si carica della croce, e salva l’umanità con l’offerta della sua vita.

Ebbene, è l’occasione buona che permette a Gesù di lasciare un grande insegnamento: “Voi sapete che coloro che sono considerati i governati delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”.

Come è vero tutto questo! Infatti e purtroppo l’ambizione, l’apparire, il contare qualcosa, tutti ce lo portiamo dentro.

È possibile riuscire a vivere in un servizio di amore?

Da soli certamente non è possibile. Ma non dobbiamo dimenticare che il Signore non ci abbandona e ci aiuta sempre per riuscirci, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura: “Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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