Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
3 dicembre 2021 * S. Francesco Saverio
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Tutti i santi
Testi liturgici: Ap 7,2-4.9-14; I Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
Per il cocumento: clicca qui
Abbiamo notato come è iniziato il vangelo?
Con questa espressione: “Gesù salì sul monte”. Attenzione a non pensare che si tratti di chissà quale altitudine geografica.
La montagna, nel linguaggio biblico, è il luogo per eccellenza nel quale si può incontrare e si può conoscere il pensiero del Signore, tanto più se colui che interviene si mette a sedere, proprio come ha fatto Gesù.
Siccome il Signore è al di sopra di tutti, ecco che tale luogo deve essere  un poco più elevato rispetto a quello degli altri, proprio per indicare che da tale luogo viene pronunciata una parola autorevole, qual è appunto la Parola di Dio.

Per trovare una similitudine umana ecco, ad esempio, che la cattedra dell’insegnante è un poco più elevata rispetto a quella degli alunni. Anche l’ambone nella chiesa è un poco più elevato rispetto a quello dell’assemblea.

Ebbene, è proprio da questa cattedra, detta per l’appunto “montagna”, che Gesù insegna la cosa più importante per riuscire ad essere in sintonia con il Signore Dio; ci fa conoscere il fine della nostra esistenza. Essa va vissuta, secondo il disegno di Dio che ci vuole felici e beati come lo è lui; questa beatitudine può cominciare ad essere assaporata sin da questa terra, per essere poi pienamente e definitivamente vissuta nell’eternità.

Non solo nell’aldilà – è la festa di oggi - ma sin da questa terra chi si adegua all’insegnamento di Gesù è da considerarsi  un santo, nonostante che abbia i suoi limiti.

Come è possibile vivere queste beatitudini, potrebbe dire qualcuno, quando di fatto siamo in mezzo a mille preoccupazioni, a tante prove e difficoltà di ogni genere; sono tutte cose che non ci lasciamo il cuore in pace e di conseguenza non ci fanno vivere felici.

Questo è anche vero. Però, è solo un lato della medaglia. Gesù ci presenta l’altro lato. Ci dice che saremo felici anche in questa terra se, pur con i nostri limiti, difficoltà e prove, cerchiamo di vivere come è vissuto lui, conducendo lo stesso suo stile di vita.

Abbiamo sentito come per ben nove volte Gesù proclama beati anche quelli che vivono nelle situazioni non comprensibili all’occhio umano.

In altre parole, ci sta rivelando che la beatitudine non viene da situazioni e condizioni esterne, come potremmo pensare noi. Non viene dal benessere, dal piacere, dal successo, dalla salute, dai soldi e da ogni tipo di ricchezza, dal comando che potremmo esercitare.

La felicità, invece, nasce da precisi comportamenti che imitano quelli di Cristo Gesù, il quale è stato povero in spirito, è stato mite e afflitto, affamato e assetato di giustizia, è stato misericordioso e puro di cuore, operatore di pace, perseguitato e ucciso perché insegnava la verità e non scendeva a compromessi.

Ci basti considerare solo la prima beatitudine che, in un certo senso, riassume tutte le altre: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”.

Sono coloro che si riconoscono mancanti di tutto, e quel poco che hanno lo considerano un dono del Signore. Pertanto, non confidano in se stessi e neppure sulle cose. Mettono tutto nella mani di Dio, sapendo sempre ripetere: “Sarà quel che vuole il Signore”.

Con questo atteggiamento di fiducia e di abbandono, anche se in mezzo alle prove, interiormente sono sereni, vivono in anticipo un po’ di paradiso e quindi sono beati. 

Da notare un particolare con cui viene proclamata l’espressione con cui viene proclamata. Se per le altre beatitudini usa il futuro, in questa usa il presente. Non dice: “Beati i poveri perché entreranno nel regno dei cieli”, ma: “Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli”.

Questa tipo di povertà, pertanto, non consiste nel non avere di che vivere, ma sta nel non idolatrare i beni terreni, ma nel porre la fiducia solo in Dio, accettando con amore quello che lui permette.

Con questo atteggiamento sin da ora siamo dentro il regno di Dio, stiamo comprendendo il suo disegno di amore e, se anche siamo in mezzo alle necessità e prove, come ho già detto, viviamo in una serenità e beatitudine profonda.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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