Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
3 dicembre 2021 * S. Francesco Saverio
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32 Obolo vedova
Testi liturgici: I Re 17,10-16; Eb 9,24-28; Mc 12,41-44
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Abbiamo sentito come l’obbedienza compie miracoli?
Ci basti la prima lettura di oggi che è tutta un intreccio di obbedienze: sia quella di Elia e come quella della vedova di Sarepta.
Era stato letto nelle pagine precedenti che Elia era fuggito per paura di essere ucciso, ed eccolo oggi che in obbedienza alla richiesta del Signore sta tornando nel suo territorio di partenza per continuare la sua missione.
La vedova di Sarepta, misteriosamente incaricata dal Signore a prendersi cura di Elia, in tutto – anche se con qualche iniziale incertezza – obbedisce al profeta, dandogli l’acqua e preparandogli da mangiare.
Dove sta il miracolo di tale obbedienza?

Sta nell’ottenerlo nel credere senza esitare ad una espressione: “Non temere!”.

È questa la prima cosa da credere. Vi ha creduto Elia tornando nei suoi passi, è quello che il profeta dice alla vedova, ma è anche quello che il Signore chiede a noi.

Quante volte risuona questo invito in tutta la Sacra Scrittura! Chi lo ha contato dice che c’è per ben trecentosessantacinque volte, come a dire una per ogni giorno.

In altre parole il “non temere” significa “fidati di Dio”.

Fidandoci di lui riusciamo a vedere oltre, proprio là dove ci sembra che non possa esserci futuro né via d’uscita.

Il profeta si appoggia alla promessa del Signore e dice senza mezzi termini: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà”.

La vedova vi ha creduto e ha operato di conseguenza.

Se anche noi, nelle varie difficoltà e nei vari problemi, ci fidassimo di più del Signore! Esperimenteremo come ogni difficoltà e problema si scioglierà e sarà superato.

Anche la vedova del vangelo non si è forse comportata allo stesso modo?

Quanto poco rumore devono aver fatto i suoi due spiccioli gettati nel tesoro del tempio!

Nessuno si era accorto di lei e nessuno aveva avvertito il debole tintinnio delle due monetine, ma l’occhio del Signore è molto attento e vede che in quei due spiccioli la vedova dà tutta la sua vita, a differenza degli altri che danno solo del loro superfluo.

Superfluo è quello che esce dal bicchiere quando è pieno, come a dire: io mi tengo il bicchiere pieno del suo contenute, tu accontentati di quello che fuoriesce.

Quante volte anche noi diamo a Dio e agli altri il superfluo, cioè solo quando ho tempo e voglia e non è donata la vita nella sua pienezza; non stiamo giocando la vita ma solo il superfluo.

Invece nell’obolo della vedova è significato tutto l’amore di quella donna per il Signore e per gli altri: ha offerto “tutto quello che aveva per vivere”, non vi si potrebbe aggiungere altro.

Del resto non è l’esempio di Gesù Cristo di cui ci diciamo discepoli?

Egli ha dato tutto se stesso in obbedienza al Padre e a nostro favore.

Da non dimenticare che sulla bilancia di Dio non si pesa la quantità dei doni, bensì il peso dei cuori.

Nulla è piccolo di ciò che è fatto per amore e nessuna opera di bene resta senza frutto, senza un miracolo come abbiamo detto all’inizio.

 Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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