Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
3 dicembre 2021 * S. Francesco Saverio
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Cristo Re
Testi liturgici: Dn 7,13-14; Ap 1,5-8; Gv 18,33-37
Per il documento: clicca qui
Abbiamo ascoltato quello che il profeta Daniele vede in una visione notturna, una visione che è partita da Dio:
“Ecco venire uno simile ad un figlio d’uomo … il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, il suo regno non sarà mai distrutto”.
Si parla di un “figlio dell’uomo”. Questi non è altro che Gesù Cristo il quale, quando parla di se stesso, spesse volte si definisce con tale attributo.
In essa viene menzionata chiaramente la regalità di Gesù Cristo, una regalità che non finirà mai. Ad essa faranno eco anche le parole che l’angelo Gabriele dirà nell’annunciazione alla Vergine Maria: “Il Figlio che nascerà da te sarà grande … regnerà per sempre … il suo regno non avrà fine”.
Pertanto, una cosa è certa: Gesù Cristo è Re ed il suo regno non finisce mai. Anche nel vangelo abbiamo sentito la domanda di Pilato che chiede se Gesù è veramente un re. Gesù non lo nega ed esplicitamente afferma di esserlo. Però subito aggiunge: “Il mio regno non è di questo mondo… il mio regno non è di quaggiù”.
Cosa vogliono dire queste espressioni?

Vogliono dire che la sua regalità non va intesa alla maniera di come la intendiamo noi. Noi pensiamo alla regalità di questo mondo, in cui il re sta al vertice, siede su un trono e di lì comanda. Questo tipo di regalità, ovviamente, per quella persona non è eterna, perché dopo un certo tempo finirà, sia per la persona regnante, sia per il tipo di governo.

La regalità di Gesù, invece, è eterna. Ma non solo questo. La sua regalità non è per sedere su un trono, non è per stare al di sopra degli altri e così poter liberamente comandare. E’ tutto il rovescio, il suo compito è quello di servire.

Detto questo, si comprende benissimo che è una regalità di amore, un amore talmente grande che ha la capacità di raggiungere e toccare i cuori, anche quelli più induriti.

E’ vero che non gli manca un potere, ma è quello di dare la vita eterna, di liberarci dalla schiavitù del peccato, di vincere Satana e di sconfiggere la morte.

Altra cosa molto importante da comprendere è che in questo Regno Gesù non vuole imporsi, perché intende rispettare la nostra libertà. Viene solo per amore e per servire e non per essere servito.

Eccolo, come esempio pratico, che si toglie le vesti e si mette a lavare i piedi dei suoi discepoli. Eccolo che entra in Gerusalemme in groppa ad un asinello dato in prestito e non con carrozza di lusso; è vero che ha anche il trono regale, ed è la croce dalla quale non vuol comandare ma solo di attirare tutti a sé.

Ed ecco perché quando la gente, dopo la moltiplicazione dei pani, lo vuole eleggere come proprio re, lui se ne va e si nasconde, proprio per dimostrare che quella gente non ha ancora capito qual era la sua missione.

Tutti siamo chiamati ad entrare e rimanere nel suo regno perché è a questo che lui ci attira. Però, per entrarci e rimanerci, non possiamo non ascoltare la sua voce e seguire il suo esempio.

In che modo entrarvi e rimanervi?

Dobbiamo a lui lasciare la piena libertà di poter riversare il suo amore su di noi.

Egli deve regnare in primo luogo nella nostra intelligenza. Questo significa che dobbiamo conoscere i suoi insegnamenti, credervi e sottometterci, dando ad essi piena fiducia.

Egli deve regnare nella nostra volontà. Questo significa che dobbiamo mettere tutto l’impegno per poter compiere non la nostra ma la sua volontà.

Egli deve regnare nel nostro cuore. Questo significa che nessun altro affetto può essere superiore a quello dovuto a lui.

Infine deve regnare nel nostro corpo. Questo significa che non dobbiamo dimenticare che esso è tempio dello Spirito Santo e merita ogni rispetto.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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