Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
21 marzo 2019 * S. Donnino martire
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abramo
Testi liturgici: Gen 15,5-12.17-18; Sl 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28-36
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“Guarda il cielo e conta le stelle, se riesci a contarle”.

Abbiamo notato un particolare in questa espressione?
Se vogliamo vedere e poter contare le stelle è necessario che sia notte, perché di giorno non si vedono!
Questo per indicarci che Abramo si trova nella notte, in una notte interiore, cioè nell’oscurità, nel dubbio, nell’incertezza di come capire lo svolgimento della sua vita e di come comportarsi. È molto simile a tante nostre notti, quando proprio non riusciamo a spiegarci perché ci capitano certe cose.

È vero! Quante notti nella nostra vita!

Ma c’è da fare anche un’altra considerazione.

È possibile contare le stelle?

Direi proprio di no, perché sono tantissime, tra le quali alcune anche poco o per nulla visibili.

Ed ecco la considerazione. Tra le tante stelle create c’è quella unica, quella non creata, quella che proprio per la sua onnipotenza ha creato i miliardi di stelle: è il Signore Dio, solo lui è la bussola per la nostra vita.

Infatti, se nell’oscurità della notte la bussola ci indica la posizione della stella polare, aiutandoci a non perdere la strada, altrettanto fa il Signore: egli ci accompagna per non farci perdere la vera strada della vita.

Purtroppo, è un fatto per il quale ce ne rendiamo conto con fatica ed infatti contiamo più su noi stessi che su Dio.

Pur tuttavia egli, anche se non ce ne rendiamo conto, agisce sempre a nostro favore. Per rendercene conto, ci aspetteremmo qualche segno che lo confermi.

Ebbene, anche Abramo chiede un segno.

Dio glielo concede utilizzando il rito usato in quel tempo.

Ci sono gli animali squartati, tra le due part passa un fumo denso e una fiaccola ardente. Stanno ad indicare che tale sarebbe la sorte di chi non è fedele al patto. Con questo Dio vuol garantire che da parte sua rimane fedele.

Quale è la dinamica dell’episodio?

Abbiamo ascoltato: “Un torpore cadde su Abramo, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono”.

Notiamo bene i tre termini: torpore, terrore, grande oscurità.

È quello che potrebbe capitare nella nostra vita, per lo meno in certi momenti. Non ci rendiamo conto della presenza del Signore (un torpore); ci lasciamo attanagliare dalle paure (terrore); non comprendiamo nulla per quello che ci accade (grande oscurità).

Nonostante questo, il Signore opera in nostro favore, sempre, anche se non ce ne rendiamo conto.

Infatti, come detto, il Signore rimane fedele ed è sempre con noi per donarci quello che è il meglio, come ha fatto con Abramo, mantenendo la promessa: “Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate”.  

E allora, ammesso pure che nella nostra vita ci siano dubbi e timori, se siamo sorretti dalla fede e dalla speranza, metteremo in pratica un atto di amore e diremo: “Signore, ho fiducia in te, mi metto nelle tue mani”.

Solo così egli può compiere prodigi per noi, appunto perché noi non glielo impediamo.

Analoga riflessione possiamo trarre anche dall’episodio evangelico.

Gesù risorgerà a vita nuova e indescrivibile, ma prima dovrà passare attraverso la sofferenza e la morte. In maniera sia pur pallida, ha voluto mostrare agli apostoli tale vita nuova, tanto da far loro esclamare: “E’ bello per noi essere qui”.

A volte anche a noi il Signore concede vere soddisfazioni. Ma non illudiamoci. Sin che siamo in questo mondo non sono per sempre e del tutto durature. Devono servire per aver la forza di affrontare le malattie, le prove e le difficoltà che non mancano a nessuno.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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