Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 novembre 2019 * S. Gelasio I papa
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13 Domenica C Gesù verso Gerusalemme
Testi liturgici: I Re 19, 16.19-21; Gal 5, 1.13-18; Lc 9,51-62

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Abbiamo appena ascoltato: “Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”.
L’espressione “ferma decisione” ci fa subito pensare che per Gesù non è stato un atto spontaneo e piacevole, perché umanamente non lo avrebbe desiderato. È stato un deciso atto di volontà, pronto ad accettare i giorni della dipartita da questo mondo, nonostante tutto, facendovi fronte con tante non facili situazioni.
Ed ecco subito una prima difficoltà, quella di non essere accolto dai Samaritani. Per questo fatto Giacomo e Giovanni vorrebbero vendicarsi, invocando fuoco dal cielo per distruggerli. Gesù, invece, non è sconvolto da quanto è avvenuto e rimane tranquillo, anzi coglie l’occasione per rimproverarli.

Quale lezione per noi! Quante volte anche noi, di fronte a certe difficoltà, vorremmo fare chissà che cosa, non esclusa la vendetta!

Invece, dovremmo sempre tirare avanti, nonostante tutto, contando di più sulla presenza e onnipotenza di Dio, al quale solo diamo incarico di eseguire la vendetta al posto nostro. Ma la vendetta di Dio, come dovremmo sapere, consiste solo nell’amore, un amore che continua ad esercitare verso tutti per indurci al pentimento e alla conversione.

Dopo di questo episodio il vangelo ci racconta tre casi di vocazione, cioè di come seguire Gesù per essere veramente suoi discepoli, per essere veramente cristiani.

Nel primo caso vi è una iniziativa personale espressa con le parole: “Ti seguirò dovunque andrai”.

Ad essa Gesù risponde che nella nostra vita non dobbiamo aspettarci una situazione tranquilla – qui espressa con il “nido” e la “tana” – perché questo contrasta con le sorti di Gesù il quale “non ha dove posare il capo”.

Come per Gesù, anche per noi non mancheranno prove di ogni genere.

In altre parole, è anche per dirci che nel nostro cammino terreno, se da una parte non possiamo essere senza una meta - perché la nostra meta è il cielo -  dall’altra non possiamo neppure adeguarci in una vita tranquilla, senza impegni di sorta, senza essere spinti dalla continua ricerca di quanto il Signore ci chiede giorno dopo giorno.

Nel secondo caso vi è la chiamata diretta di Gesù: “Seguimi”.

Il chiamato chiede di andare a seppellire il padre, cosa certamente buona e doverosa. Eppure, secondo Gesù, dobbiamo fare attenzione.

Infatti, tra i tanti impegni sia pur buoni che pratichiamo nella vita, dobbiamo saper inserire ciascuno in una gerarchia di valori per cui, praticandone uno, non dobbiamo sacrificare quello che è più importante.

Tra i tanti impegni, il più importante è vivere secondo Dio, annunciando così il suo regno, perché solo esso porta la vera vita.

In questo senso è da intendersi: “Lascia che i morti seppelliscano loro morti”.

Nel terzo caso, dove sembra sottintesa la chiamata di Gesù, la risposta pone una condizione: “Lascia che mi congedi da quelli di casa mia”.

Ad essa Gesù risponde che il passato non deve prevalere sul presente, cioè nessuna cosa deve impedirci di vivere bene il momento presente.

Chi vive bene il presente, non si volge indietro rimpiangendo un passato che non torna più, ma cammina sempre proteso in avanti, alla maniera di chi sta arando per dissodare il terreno, non si ferma e non torna indietro, ma procede in avanti.

In altre parole, il mettersi nella volontà di Dio, non si limita al fatto di un entusiasmo momentaneo e passeggero, ma si misura con un impegno costante. Non possiamo, al momento della difficoltà, rimangiarci la parola data, per tornare al punto di partenza. 

In altre parole ancora, non possiamo tornare alla situazione di chi è morto spiritualmente e che non si trova più in sintonia con il Signore.

Proprio per questo nel salmo abbiamo ripetuto: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuari San Giuseppe in Spicello

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