Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 agosto 2019 * S. Bartolomeo
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17 Domenica C Insegnaci a pregareTesti liturgici: Gen 18,20-32; Col 2,12-14; Lc 11,1-13
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Oggi ci fermiamo a riflettere solo sul brano evangelico.
Penso che abbiamo ben capito quale sia l’insegnamento di esso, quello di imparare a pregare come insegnato da Gesù.
Però, prima di insegnarlo a noi, egli per primo ha pregato, come abbiamo ascoltato all’inizio del brano: “Gesù si trovava in un luogo a pregare”.

Per questo uno dei discepoli, volendo comprendere come meglio pregare,  gli chiede di poterlo conoscere, cosa di cui Gesù dà subito la risposta e che, in ultima analisi, si tratta di rivolgersi al Padre celeste.

Anche quando noi preghiamo qualche santo, non significa che ci fermiamo a lui, ma chiediamo la sua intercessione perché anche lui si unisca a noi, nella nostra preghiera.

Ma Gesù dice anche un’altra cosa.

Ci fa capire l’importanza del pregare raccontando di quell’uomo che, di notte, insiste col suo amico per avere del pane. Anche se l’amico non vuol scomodarsi e scendere dal letto, pur di farlo smettere, si alza per dargli ciò che gli viene chiesto.

Con questo ci fa capire come sia importante l’insistenza, pur tuttavia non intende obbligarci. Ci mancherebbe altro, sappiamo tutti che Dio rispetta la nostra libertà.

Quello che vuol farci capire, invece, è che la preghiera è una cosa  necessaria, perché solo così la nostra vita sarà sempre bella, gioiosa, piena di pace, piena del suo amore.

Ma vediamo meglio cosa vuol dire pregare e in che modo pregare.

Diciamo subito che ognuno ha un suo metodo e un suo tempo.

L’importante è stare uniti al Signore, alla maniera del filo che conduce e trasmette l’energia elettrica. Conta relativamente il suo diametro, il suo colore, l’essere visibile o sottotraccia.

Per molti la preghiera è solo qualcosa di esterno, e che consiste nel dire formule; assomiglia al filo, sia pur prezioso, ma che non è innestato nella spina che conduce la corrente.

L’importante è stare davanti al Signore con un atteggiamento di fiducia e di obbedienza, anche se non lo vediamo e non lo tocchiamo. Si tratta di ascoltarlo, di dirgli grazie, di chiedergli perdono, di affidarci totalmente a lui.

Vista così, ogni momento della nostra giornata, tutta la nostra vita può e deve diventare preghiera in tale senso. Questo avviene quando compiamo bene il nostro lavoro, viviamo con amore nei confronti di Dio e del prossimo, cerchiamo solo e sempre la volontà del Signore.

Ecco perché Gesù in altro contesto dirà: “Non chiunque dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

Però, come per aver corrente elettrica c’è bisogno di un filo, così per rimanere in continuo contatto con Dio, ci vogliono dei momenti dedicati solo a questo, cioè di quel tempo che noi più propriamente chiamiamo preghiera, in quanto compiamo le così dette pratiche di pietà.

Per spiegare questi ci serviamo di un’altra analogia. Noi riusciamo a lavorare in forza del cibo di cui ci siamo nutriti; però questo nutrimento tende ad esaurirsi, per cui abbiamo bisogno di sospendere temporaneamente il lavoro per sederci ancora una volta a tavola.

Ebbene, per la vita spirituale, questo avviene se nella giornata troviamo un po’ di tempo per nutrirci della preghiera e se nella settimana non lasciamo perdere la Messa domenicale.

E come durante il lavoro beviamo un bicchiere d’acqua, prendiamo un caffè, mettiamo in bocca una caramella e così via, altrettanto durante la giornata ci rivolgiamo con pensieri brevi ed incisivi: Signore ti ringrazio per questo e questo; Signore perdonami perché prima ho sbagliato offendendo la tal persona; Signore ho questo disturbo, ho questa prova, ho questa sofferenza: tutto ti offro; Signore ti affido la tal persona che sta andando fuori strada, fa che si possa ravvedere; e così espressioni analoghe a non finire.

Da questo punto di vista, pertanto, tutta la vita è una vita di preghiera.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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