Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 agosto 2019 * S. Bartolomeo
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Anno C AscensioneTesti liturgici: Ap 11,19;12,1-6; I Cor 15,20-27; Lc 1,39-56
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In ambito religioso e liturgico, per quello che stiamo vivendo in questo momento, sarebbe fuori luogo e sbagliato se dicessimo che è il “Ferragosto”.
Per i cristiani, oggi è la solennità della “Assunzione della beata Vergine Maria”, cioè di colei che dopo la morte non ha subito la corruzione del sepolcro, ma è salita in cielo, nel paradiso, in anima e corpo.
È una festa che ci deve illuminare sotto diversi aspetti, e questo è messo in evidenza dalle letture.

Prendiamo la prima. Vi è descritto uno scontro che avviene tra la donna e il drago.

Chi è la donna, chi è il drago?

È da premettere che il libro dell’Apocalisse è stato scritto per incoraggiare i cristiani di allora a non temere nella lotta contro il male.

Cosa quanto mai valida anche per i cristiani di oggi!

In questa lotta contro il male, in ogni difficoltà che abbiamo per vivere da veri cristiani, non siamo soli, ma c’è una donna. Essa rappresenta la Chiesa che è nostra madre in quanto ci ha partorito nel giorno del Battesimo.

Pertanto non può abbandonarci.

Il drago rappresenta il diavolo che lotta contro la Chiesa e quindi contro ciascuno di noi.

Gesù aveva detto a Pietro di non aver paura, garantendogli che le forze del male non avrebbero prevalso sulla Chiesa.

Infatti, la Chiesa alla fine sarà vittoriosa, ma questo non vuol dire che lungo il corso della storia, nelle mille battaglie che avrebbe dovuto affrontare, non vi sarebbero state ferite e perdite.

Ma la donna non è solo la Chiesa, essa rappresenta anche Maria Santissima, Madre della Chiesa stessa, e quindi madre nostra.

Ambedue – Chiesa e Maria - sono con noi per sostenerci con materno amore nella lotta che dobbiamo affrontare, assicurandoci che il Signore non ci abbandona.

Ed infatti, continua il brano, il Signore rapisce il bambino verso di lui e lo salva, e nel contempo salva pure la donna, dandole rifugio nel deserto.

Cosa ci insegna?

Ci insegna che, di fronte ad ogni tipo di scatenamento del male, possiamo e dobbiamo vivere di speranza, perché in qualsiasi lotta della storia, la Chiesa ne esce sempre vincitrice, come ci hanno detto le ultime parole del brano: “Si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”.

Ovviamente, vincitrice non significa esente da temporanee sconfitte e nella cura delle proprie piaghe.

Questo per dire che la vittoria non è sempre immediata. C’è da attendere nella speranza.

Ebbene, in queste lotte Maria è quanto mai presente, appunto perché è nostra Madre. Essa è per tutti un segno di consolazione e di sicura speranza, come fra breve canteremo nel prefazio: “In lei immagine e primizia della Chiesa hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza”.

Del resto, in tutte le apparizione, Maria Santissima non fa altro che richiamarci a confidare in lei e a convertirci, proprio per allontanare il male e così ad accelerare il tempo della vittoria.

Il vangelo, a sua volta, ci invita ad imitare il comportamento di Maria, sia nelle sue parole, sia nelle sue azioni.

Prendiamo solo alcune espressioni.

La prima: “Si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa”.

Ci insegna ad essere premurosi per le necessità degli altri, senza chiuderci alle sole cose nostre.

La seconda: “Appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.

Ci insegna che nei nostri servizi premurosi siamo chiamati a portare gioia e consolazione.

 La terza: “L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Ci insegna che dobbiamo essere capaci di lodare il Signore perché, se siamo umili e ci mettiamo nelle sue mani, egli compie sempre grandi cose.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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