Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
8 dicembre 2019 * Immacolata Concezione
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28 Domenica C Dieci lebbrosi
Testi liturgici: 2Re 5,14-17; 2Tim 2,8-13; Lc 17,11-19
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Sono proprio coraggiosi, questi lebbrosi!
Veramente coraggiosi, perché superano le strutture del tempo ed infrangono la legge, senza paura di andare incontro ad eventuali noie.
Cosa diceva la loro legge?
La legge diceva che dovevano tenersi a debita distanza dalla gente e dalle loro abitazioni e, se avessero avuto il desiderio di avvicinarsi un poco, avrebbero dovuto farlo tramite dei campanacci legati ai piedi, a modo di avvertimento.

Invece cosa fanno quelli che abbiamo incontrato oggi?

Superano la distanza tra loro e Gesù con un grido ad alta voce: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi”.

A dir la verità, la loro malattia per se stessa sarebbe già stata un grido continuo, ma di fatto nessuno lo ascoltava.

Questa volta la situazione si capovolge. Sono sicuri che Gesù li ascolta, perciò si fidano di lui.

Applichiamo subito a noi e alla nostra situazione. Anche noi siamo affetti dalla lebbra spirituale che è il peccato; anche noi dobbiamo gridare al Signore perché solo lui può guarirci.

Qual è il nostro grido in situazioni analoghe?

È il grido della preghiera. È la preghiera che abbrevia la distanza che intercorre tra noi ed il Signore, che ci fa essere molto vicini a lui.

Del resto non è quello abbiamo già fatto e che facciamo all’inizio di ogni celebrazione? Non chiediamo al Signore che abbia pietà di noi, quando diciamo: “Signore, pietà! Kyrie, eleison!”?

Come ha risposto Gesù al grido dei lebbrosi?

Potremmo dire, in maniera assurda e per di più non legale: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”.

Era la legge a prescriverlo. Voleva che si presentassero ai sacerdoti per ottenere il riconoscimento della guarigione ed il nulla osta per poter rientrare nella comunità umana. Questo doveva avvenire solo dopo essere guariti. Però essi ancora non lo sono, pur tuttavia si fidano di Gesù ed ecco, che di fatto, guariscono mentre procedono.

L’episodio poi annota che dei dieci solo uno è tornato a ringraziare.

A questo punto c’è proprio bisogno di fare una riflessioni, partendo da un gioco di parole che si intrecciano nell’episodio stesso.

Non deve sfuggirci la differenza che intercorre tra: “Essere guariti, essere purificati, essere salvati”. È una differenza che si manifesta in un crescendo.

L’essere “guariti” si riferisce alla malattia; l’essere “purificati” si riferisce al riconoscimento di tale guarigione per rientrare in comunità; l’essere “salvati” si riferisce al fatto di riconoscere che, quanto è avvenuto, non è altro che dono del Signore; è quindi un fatto di fede, cosa che a sua volta spinge alla lode ed al ringraziamento.

Ebbene, sono proprio questi i passaggi che si verificano in ogni nostra partecipazione all’Eucaristia e quindi in questa celebrazione.

Siamo stati guariti da peccato con il grido iniziale dell’abbi pietà di noi, del Kyrie eleison; siamo purificati e resi degni di ascoltare ed intendere la parola di Dio; con questa abbiamo scoperto l’amore che il Signore ha per noi; di conseguenza, non possiamo non ringraziarlo per ogni dono ricevuto.

Ora il ringraziamento, se è solo limitato a noi, ha un valore molto relativo.

Ma nella celebrazione eucaristica acquista un valore infinito.

Infatti, non lo facciamo da soli, ma con noi vi è Gesù che si è reso presente sull’altare, attualizzando il suo sacrifico offerto sulla croce: è lui che con noi rende lode al Padre.

Proprio per questo tale lode si conclude con il: “Per Cristo, con Cristo ed in Cristo”.

Questa espressione non fa altro che riepilogare la celebrazione eucaristica che è una lode ed un ringraziamento al Padre.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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