Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 novembre 2019 * Gesu Cristo Re
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Testi liturgici: Ap 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
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Festa di tutti i santi! Che bello! Oggi ci sono tutti, nessuno escluso!
Pertanto, non solo coloro verso i quali abbiamo una devozione ed una relazione particolare, non solo coloro la cui immagine vediamo esposta nelle chiese, non solo quelli elencati nei calendari, ma anche i nostri parenti, amici e conoscenti.
A questo punto, potrebbe venir spontaneo porre una domanda: Quanti sono questi santi? Quanta gente si salva? Quanti sono nel paradiso?

Questa domanda, un giorno, l’avevano posta anche a Gesù: “Sono molti quelli che si salvano?”.

E sappiamo come Gesù ha risposto. Non ha risposto direttamente, perché era solo una domanda di curiosità, ma ha detto di entrare per la porta stretta.

In altre parole ci ha detto che dobbiamo impegnarci nel rispondere alla chiamata, quella di essere santi. La santità, infatti, è la vocazione di tutti; consiste nel vivere secondo Dio per poter entrare nel godimento della felicità eterna.

Quindi il santo è colui che vive nella grazia del Signore. Ovviamente e come ho detto, si tratta di impegnarsi, in tutti i sensi. Ecco perché Gesù ha risposto che per riuscirci bisogna passare per la porta stretta.

Ma allora, perché l’Apocalisse oggi ci ha detto che il numero di queste persone segnate è di centoquarantaquattromila?

Attenzione! Si tratta di capire cosa è nascosto sotto certi numeri, quelli che sono citati nella Bibbia. Essi, il più delle volte, non hanno un significato matematico, ma simbolico e teologico.

Come è da intendere il numero di oggi?

Esso è il risultato di una operazione, quella di moltiplicare dodici (cioè le dodici tribù, che sono il fondamento del popolo di Israele) per dodici (cioè i dodici apostoli, che sono il fondamento del popolo cristiano).

Questo risultato di 144, a sua volta, è moltiplicato per mille (esso sta a significare il tempo di Dio in cui compie la salvezza, secondo l’espressione ascoltata: “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello”).

Questa salvezza, compiuta dall’Agnello (che è Gesù Cristo), coinvolge tutti gli uomini, di tutti i tempi: egli è venuto non per giudicare, ma per salvare tutti, nessuno escluso.

Ecco allora che in quei 144.000 ci siamo tutti, tutti chiamati ad essere santi. Questa, infatti, è la volontà del Signore: che tutti siano salvi e felici.

Tale felicità, con tutti i suoi limiti e imperfezioni, si può cominciare a godere sin da questo mondo; ecco il motivo per cui il Vangelo ha proclamato le beatitudini: “Beati … Beati …”.

Perché, invece, la maggior parte della gente è tutt’altro che beata, ma è sempre scontenta?

Perché non vive lo spirito delle beatitudini, ma vive secondo il pensiero e lo spirito del mondo. Questo mondo, infatti, richiama continuamente il valore della ricchezza, della felicità a buon mercato, del potere e del comando sugli altri, dell’edonismo e dell’imbroglio, pur di arrivare a realizzare i propri progetti e desideri.

Coloro che vivono così, certamente non sono felici, neppure quando riescono a raggiungere la prospettiva che si erano prefissata, perché subito vengono presentate altre esigenze che, pure una volta raggiunte, avranno lo stesso effetto.

Solo chi vive da povero – la povertà è la beatitudine che le riassume tutte - cioè chi mette a fondamento della propria vita il Signore, fidandosi totalmente di lui, non contando né sulle ricchezze e neppure sulle proprie capacità, vivrà in una pace e serenità interiore, sarà veramente beato.

Ed anche se esperimenterà le immancabili prove e sofferenze, le saprà superare con forza e serenità interiore.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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