Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 novembre 2019 * Gesu Cristo Re
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31 Domenica C Zaccheo
Testi liturgici: Sap 11,22-12.2; 2Ts 1,11-2.2; Lc 19,1-10
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Abbiamo ascoltato bene l’espressione evangelica: “Zaccheo cercava di vedere chi era Gesù”.
Va subito detto che in questo desiderio vi era una sottintesa una cosa, quella, cioè, che lui però non voleva farsi vedere. Era solo per soddisfare una sua curiosità, maturata dal fatto che aveva ricevuto buone notizie su di lui.
Invece, come si suol dire, vi gioca l’ironia della sorte. Ancor prima che egli avesse potuto vedere Gesù, è stato Gesù a vedere lui.

Pur tuttavia, se lo cercava prescindendo dalla curiosità, dobbiamo pensare che vi era certamente sottinteso anche un motivo serio.

Infatti, avendo saputo che era capace di risolvere certi problemi di vita, quasi inconsciamente sperava che, in un eventuale futuro, avrebbe risolto pure i suoi personali problemi.

Inoltre, dobbiamo notare anche un’altra cosa.

È descritto come uomo di bassa statura. Certamente di statura fisica, ma possiamo vederci anche una allusione alla statura morale, perché è un uomo appesantito dal peccato, dalle ricchezze, dal disprezzo della gente. Insomma, è un uomo che non ne può più.

Pur tuttavia non ha perduto una energia, quella di poter correre avanti, e quella di poter salire sulla pianta.

A questo punto, mi vien da pensare all’episodio di Maria Vergine, dopo l’annunciazione. Anche lei corre salendo la montagna, per incontrare Elisabetta.

Zaccheo, come Maria, corre e sale, ma con una differenza. Maria “porta” Gesù, Zaccheo invece “cerca” Gesù. In questo caso, però, il procedimento è inverso perché, per poterlo incontrare, deve scendere.

La stessa cosa vale per noi. Se nella vita vogliamo veramente incontrare il Signore, dobbiamo scendere. Solo così lui può risolvere i nostri problemi.

Scendere da dove e da che cosa?

Scendere da certe altezze che ci siamo create: tipo il nostro orgoglio, le nostre capacità, le nostre autosufficienze, la nostra posizione sociale, il nostro potere, le nostre influenze, il nostro credere di essere chissà che cosa.

Tutto questo – se rimane solo a questo livello umano - ci complica la vita, ci rende insoddisfatti.

Che fa allora il Signore?

Il Signore permette che siamo messi alla prova, in tante circostanze, proprio come abbiamo ascoltato dal libro della Sapienza: “Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci, ricordando loro in cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore”.

Se fossimo veramente mossi dalla fede, ogni prova della vita dovrebbe servire per illuminarci, per farci aprire gli occhi, per farci decidere a cambiare lo stile della vita stessa.

Dove, a tal proposito, possiamo incontrare Gesù?

A prescindere dal fatto che lo si incontra nella Parola di Dio, questa a sua volta ci dice che praticamente lo si deve incontrare non nella straordinarietà, ma nella ferialità, cioè nelle situazioni che si snodano giorno dopo giorno.

In altre parole, è proprio a casa nostra che Gesù vuol incontrarci, come ha detto a Zaccheo: “Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

 Ma non solo a casa. Se è nella ferialità quotidiana, Gesù vuol incontrarci anche nell’ambiente di lavoro, nei momenti di svago, nel rapporto con gli altri, nessuno escluso, compresi pure coloro che in qualche modo mi sono nemici.

Purtroppo e facilmente, riscontriamo di non essere in piena linea: dobbiamo convertirci.

In forza di questa conversione, nel fatto di riconoscere di non essere come dovremmo essere, possono anche per noi risuonare le stesse parole rivolte da Gesù a Zaccheo: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza …. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Ed anche l’esortazione di Paolo: “Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario di San Giuseppe in Spicello

 

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