Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 novembre 2019 * Gesu Cristo Re
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32 Domenica C Sadducei e risurrezione
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Testi liturgici: 2Mac 7,1-2.9-14; 2Ts 2,16-3.5; Lc 20,27-38

Quante volte ci viene da ripetere l’espressione: “Ma che male c’è a fare questo o quello? Del resto, lo fanno tutti!”
La stessa cosa si potrebbe ripetere per l’episodio della prima lettura: “In fondo, che male ci sarebbe stato a mangiare un po’ di carne di maiale, se questo fosse servito a salvare la loto vita?”.
Eppure i sette fratelli si sono fatti uccidere pur di non trasgredire il precetto della Legge. Ma, perché?
Perché qui c’è in gioco qualcosa che è ben più del cibo, qui c’è di mezzo il riconoscimento di chi è, o non è, il vero Signore della nostra vita.

La scelta non è tra il mangiare o il non mangiare carne suina - cosa che sarebbe stato lecito per un motivo secondario - ma qui si tratta di un motivo essenziale, si tratta di scegliere a chi fare obbedienza. Si obbedisce al re o si obbedisce al Signore del cielo e della terra?

Si tratta di dare una testimonianza di fede, e di una fede vissuta in maniera coerente, diremmo noi oggi.

Gesù in una delle sue parabole dirà: “Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto, chi è fedele nelle cose di poca importanza, sarà fedele anche nelle cose più importanti”.

È in questa chiave che va letto l’episodio, da applicarsi in tante situazioni analoghe che potrebbero presentarsi nella nostra vita, sia personale che comunitaria.

Quella carne suina, oggi ha tanti nomi. Dobbiamo conoscere la subdola pericolosità di questi nomi, nel momento in cui ci fanno correre il rischio di non rimanere coerenti con la fede che diciamo di avere.

Cominciamo, ad esempio, da un fatto accaduto ormai da diversi anni, quello dell’approvazione della legge sul divorzio. Molti quella volta, anche cattolici, l’hanno votata, perché – dicevano – bisogna venire incontro ad alcune situazioni pietose, verso coniugi disastrati.

Da parte cattolica si diceva: “Non è permesso. Con simile legge non si risolve nulla, anzi, con essa peggiorerà la vita delle famiglie. Anzi, sarà il primo anello di una catena di mali ancora peggiori”.

Di fatto, così è avvenuto. Se riflettiamo bene, ci rendiamo conto che la famiglia non è divenuta più salda, anzi tutt’altro. Inoltre, è stato l’inizio per dare via libera a leggi ancor peggiori, quali: l’aborto, l’eutanasia, il diritto di morte, il diritto ad avere figli con qualsiasi mezzo, e così via.

Non dobbiamo dimenticare, che il rinnegamento della nostra coerenza di fede vera, è la fine di ogni amore, la fine di ogni vicendevole rapporto di fiducia. Il seguire la corrente del mondo, l’abituarsi ad accettare e promuovere leggi umane che vanno contro la legge di Dio, è un regresso e porta disastri inimmaginabili.

Inizia sempre con una semplice espressione, che potremmo definire “di compassione”: “Ma in fondo che importanza ha … è solo per certi casi … in certe situazioni non bisognerà pure andare incontro …?”.

In questo modo, riferito pure ad altre realtà, ci troviamo a ragionare alla maniera dei Sadducei, come ascoltato nell’episodio evangelico.

Si tratta di capire che la logica di Dio è diversa dalla nostra.

Quante volte anche noi pretendiamo di capire il Regno di Dio con le nostre limitate categorie, mostrandoci chiusi alla novità dell’annuncio cristiano.

L’amore vero è tutt’altra cosa di quello che pensano molti di noi.

Non con questo che venga rinnegato l’amore umano. Però esso, se vogliamo portare una analogia, è simile a quella debolissima luce emanata da una piccola lampada; essa illumina poco ma ci permette di arrivare, senza inciampare, alla finestra della camera, per aprirla.

Spalancando tale finestra, entra la luce del sole che è tutt’altra cosa.

Essa è immensamente più luminosa di quella trasmessa dalla piccola lampada, tanto che non importa più di tanto che sia accesa o meno.

Cosa è l’amore umano se manca quello di Dio?

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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